martedì 9 agosto 2016

Carlo Conti, Radio Rai e un'amicizia ingombrante

Foto: Dagospia
"Forse era più giusto aspettare la presentazione dei palinsesti per sapere non cosa ho fatto io, ma cosa hanno fatto i singoli direttori di rete". Da vero galantuomo, il neodirettore artistico di RadioRai Carlo Conti - intervistato da Ernesto Assante per Repubblica - scarica la responsabilità dell'operazione No Satira in atto sui canali radiofonici del servizio pubblico (cancellati Lillo e Greg e Max Giusti, in queste ore è giunto il forfait di Francesca Fornario, autrice e conduttrice di MammaNonMamma gentilmente invitata a ridimensionare gli spazi satirici, specialmente se antigovernativi). Conti, sono parole sue, fornisce esclusivamente "consigli e indicazioni", le vere risoluzioni spettano ad altri non certo a lui che a RadioRai vive un po' come uno scappato di casa: "Non ho le competenze e non ho un budget". Sorge dunque spontaneo un banale interrogativo: e allora che ci sta a fare esattamente? Per quale motivo il dg Rai Antonio Campo Dall'Orto ha pensato di affidare questo incarico ad una persona a cui certo non mancano gli impegni in azienda? E' probabile che quei direttori e capistruttura che da Conti ricevono consigli e indicazioni si siano posti le stesse domande. E' possibile che leggendo alcune dichiarazioni dell'Abbronzatissimo sull'attuale premier ("È giovane e pieno di energia, capace di rendere la politica non meno seria, ma meno seriosa."; "Speriamo che ce la faccia. Il voto è segreto. Ci tengo molto a questa cosa. Se per caso dovessi andare a votare, però, voterò Renzi.") e le amorevoli repliche di Renzi ("Certo che vedo Sanremo, come lo hanno visto a giudicare dall’ascolto quasi tutti gli italiani. Lasciatemi mandare un abbraccio a Carlo Conti per questa edizione."; "So che non sarebbe cosa da e-news. E che forse non gli faccio un favore. Ma posso dire che Carlo Conti è stato come sempre impeccabile nel gestire Sanremo?") abbiano avuto l'impressione che tra i due toscani possa esistere un saldo legame d'amicizia. D'altra parte i due si conoscono da lungo tempo: "Veniva a vedere il programma che facevo con Giorgio Panariello in Toscana, Aria Fresca, era tra il pubblico. Aveva 18 anni", confermava lo stesso Conti durante una puntata di Un Giorno da Pecora. Nel 1999, quando il ventiquattrenne Renzi pubblica il suo primo libro (Ma le Giubbe Rosse non uccisero Aldo Moro, scritto con Lapo Pistelli) la postfazione fu affidata a tal Carlo Conti: no, non si tratta di un curioso caso di omonimia. Nel 2013 è l'allora sindaco di Firenze Matteo Renzi ad insignire Carlo Conti del Fiorino d'Oro, una delle massime onorificenze delle città. Ed è sempre Renzi colui che nel giugno del 2014 avrebbe dovuto partecipare in qualità di padrino al battesimo del figlio di Conti (chiamato Matteo): il premier dovette rinunciare a causa di improrogabili incarichi istituzionali e venne prontamente sostituito da un verosimilmente trafelato Leonardo Pieraccioni. E' dunque possibile che tali circostanze possano avere insinuato qualche malizioso pensiero in quelli che sono i destinatari dei suggerimenti del direttore artistico? Volendo credere nella buona fede di Carlo Conti e nella sua totale estraneità a qualunque intervento censorio, non è ipotizzabile che la falce che si è abbattuta sulla programmazione radiofonica Rai sia figlia dello zelo di chi, più realista del re, ha male interpretato certi consigli e indicazioni? Alla luce di questi episodi, la sua presenza è forse da considerare un dannoso ingombro? Se davvero Conti ama il mezzo radiofonico, come ha più volte dichiarato, farebbe bene a riflettere sulla situazione venutasi a creare. E stia sereno: tra preserali e prime serate in televisione non corre certo il rischio di annoiarsi. 

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