lunedì 20 giugno 2016

Il silenzio di Alessia Rotta

Tra il 17 e il 18 giugno Alessia Rotta, responsabile nazionale per la comunicazione del Pd, ha comunicato eccome, soprattutto in ambito social. Tra tweet e retweet si è manifestata per ben ventisei volte su Twitter, mossa da un unico scopo: screditare Virginia Raggi usando come pretesto e gonfiando a dismisura la questione degli incarichi per la Asl di Civitavecchia. Insieme a quell'altro genio della comunicazione che è Francesco Nicodemo ha accusato la nuova prima cittadina di Roma di avere rotto il silenzio elettorale nello stesso momento in cui loro lo stavano facendo via web e mentre migliaia di cittadini capitolini ricevevano dal Pd sms tesi naturalmente a denigrare la Raggi. Prima dell'apertura del voto avevo scritto (qui: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10208779424597340&set=a.1100518447558.16229.1664582665&type=3) come una tale condotta fosse sintomatica di un drammatico tasso di disperazione: era chiaro che in casa dem circolavano, soprattutto per la capitale, sondaggi da psicodramma confermati poi dalla disastrosa performance elettorale di Giachetti. Da qui l'incontrollato fuoco sulla Raggi che ha visto in prima linea proprio lei, la "responsabile" per la comunicazione che - in un'ottica tutta renziana e prima ancora berlusconiana - interpreta il suo ruolo buttandola in caciara. Forse è per questo che tutto ad un tratto la zelante Rotta si è spenta: da due giorni il suo profilo su Twitter si è fatto silente. Lei, la "responsabile" per la comunicazione, non ha esalato un solo tweet in merito agli esiti dei ballottaggi. In fondo è comprensibile: questo è un momento di riflessione ed analisi, termini totalmente sconosciuti alla Rotta che è personaggio adatto per tempi di battaglia e soprattutto di schiamazzi. Perché questa è la comunicazione ai tempi del renzismo: propaganda, cagnara, pochi concetti e tante slide. Il vuoto. E la Rotta, nel suo tanto arrogante quanto inconsistente e acritico assoggettamento al pensiero del capo, è la più esauriente sintesi di questo nulla. 

giovedì 9 giugno 2016

Matteo Vronsky

Lo ascolti dalla Gruber, sempre più confuso, impacciato, grottescamente arrogante. La caricatura della caricatura. "Dopo i ballottaggi entreremo nel partito con il lanciafiamme". Vorrebbe ringhiare, mostrarsi sicuro, forte. Se nella vita ti è capitato di vedere qualche buon film ti torna subito in mente Il Cacciatore di Michael Cimino con l'immenso Robert De Niro/Mike Vronsky. E allora capisci che il lungo post che avresti voluto dedicare a quel monumento all'inconsistenza che è il nostro premier lo puoi sintetizzare con una foto e una parola: patetico.



venerdì 3 giugno 2016

Johnny Stracchino

Gentile signor Benigni Roberto fu Cioni Mario (se lo ricorda? Era tanto tempo fa, forse un'altra vita), quando il 3 maggio scorso aveva dichiarato "sarei orientato a votare no al referendum di ottobre sulle riforme costituzionali, proprio per proteggere la nostra meravigliosa Costituzione", mi ero permesso di dubitare della sincerità di questa sua esternazione scrivendo questo breve post sul mio profilo Facebook: "No, Roberto, non mi freghi: quel "sarei" è troppo paraculo. Mario Cioni il condizionale nemmeno lo conosceva. E il Monni ti avrebbe preso a mappine". Ora, dopo la sua intervista rilasciata a Repubblica mi vedo costretto a constatare (senza particolare amarezza: sapevo che sarebbe finita così) che la mia diffidenza era ben riposta. "Ho dato una risposta frettolosa" ha spiegato per giustificare questa sua piroetta degna del modello Giuditta (il Piccolo Diavolo, ricorda? Anche questo un'altra vita?). Ma come, si discuteva della nostra "meravigliosa Costituzione", quella che lei a più riprese ha portato in televisione, "la più bella del mondo". E lei ha dato una risposta frettolosa? Mi perdoni, signor Benigni Roberto fu Cioni Mario: non crede che la nostra amata Carta meriterebbe maggiore riguardo? Quel riguardo che non hanno avuto i nuovi autoproclamati costituenti che della Costituzione stanno facendo scempio con una serie di modifiche - sono parole sue - pasticciate e scritte male? Eppure di fronte a tale obbrobrio lei voterà comunque sì, perché "questa riforma ottiene gli obiettivi di cui parliamo da decenni. Sono meglio del nulla". Che è un po' come dire che siccome Peter Gabriel tarda a pubblicare un nuovo album possiamo accontentarci dell'ultimo di Povia. Lei afferma che di fronte ad un'eventuale vittoria del no "si avrebbe la prova definitiva che il Paese non è riformabile". Io credo invece che un simile esito testimonierebbe semplicemente che chi ci governa non può continuare a coltivare la presuntuosa convinzione che l'Italia può essere riformata grazie a colpi di mano messi in atto da maggioranze raccogliticce e da esecutivi che mai hanno ricevuto alcun mandato dai cittadini per governare, figuriamoci per mettere mano alla Costituzione. Nello specifico parliamo di un esecutivo guidato da un premier salito a Palazzo Chigi cospirando ai danni del suo predecessore e siglando accordi sconvenienti con un criminale certificato che lei ha sbeffeggiato per due decenni. Vorrei inoltre ricordarle, qualora troppe piroette avessero compromesso la sua memoria, che tra i padri diversamente nobili delle riforme a cui lei dirà "sì" figura quel Denis Verdini che - anche queste sono parole sue - "farebbe bene la parte della volpe in Pinocchio". Davvero pensa che tanta bruttura sia meglio di nulla? Cosa le è successo, gentile Benigni Roberto fu Cioni Mario? Com'è che il suo spirito irriverente, sovvertitore si è improvvisamente, ineluttabilmente imbolsito? Com'è che non riesce più a volare? Da Piccolo Diavolo a Johnny Stracchino: che triste parabola.
P.S. "Capisco profondamente e rispetto le ragioni di coloro che scelgono il no". Francamente, signor Benigni Roberto fu Cioni Mario, credo che per chi voterà no la sua comprensione valga un filo meno delle confezioni dei lettori dvd piene di mattoni che vengono vendute all'esterno degli autogrill.