sabato 16 aprile 2016

Chi si ricorda la Deepwater Horizon?

Deepwater Horizon: il nome potrebbe evocare una missione di ricerca scientifica volta a svelare i tanti misteri che ancora celano i nostri abissi oceanici. Non è così. Si tratta in realtà di una piattaforma petrolifera di proprietà della compagnia svizzera Transocean e affittata alla multinazionale British Petroleum per la modica cifra di mezzo milione di dollari. Al giorno. La struttura, che è in grado di estrarre novemila barili di greggio al giorno, è posizionata nel golfo del Messico, al largo della costa della Louisiana ed è in funzione dal 2001. La sera del 20 aprile 2010 sono circa 130 le persone al lavoro sulla Deepwather Horizon. Tra di loro c'è Adam Weise, un ragazzo di ventiquattro anni che vive a Yorktown, in Texas. Adam ha frequentato le scuole superiori della sua città ed era uno dei campioni della squadra di football del suo istituto, gli Yorktown Wildcats. Sebbene ammirato per le sue doti sportive, il giovane non è propriamente il più brillante degli studenti e terminata la high school decide di cercarsi un lavoro: dopo alcuni mesi trascorsi in un ranch della zona viene assunto dalla Transocean che lo assegna alla Deepwather Horizon. Ogni tre settimane Adam affronta un viaggio di dieci ore per recarsi al lavoro sulla piattaforma, dove rimane per quattordici giorni. Quando torna nella sua città il ragazzo vive in un bilocale che condivide con il suo amato gatto e talvolta con la sua fidanzata. Lo stipendio è buono e gli consente di acquistare un pick-up che ha battezzato "Big Nasty" col quale si sposta per le sue battute di pesca e le amate escursioni. Torniamo alla sera di quel 20 aprile 2010. Mancano pochi minuti alle 22: assieme ad alcuni colleghi, Adam si sta occupando della raschiatura del ponte in una zona non lontana dalla trivella. Ad un certo punto gli uomini avvertono un rumore sordo ed una vibrazione sotto i loro piedi. Una colonna di metano sviluppatasi nel pozzo, dove la pressione è immane, ha risalito la trivella fino alla piattaforma, incurante delle valvole di sicurezza. Giunta in superficie, la bolla non può più trattenere la sua pressione: si espande in una frazione di secondo causando un'esplosione imponente che innesca un incendio tanto violento quanto indomabile. La flotta della British Petroleum tenta inutilmente di spegnere le fiamme per oltre trentasei ore fino a quando la piattaforma, straziata dal fuoco, non si rovescia per poi inabissarsi sul fondo dell'oceano. Spinto dalla pressione del giacimento, il greggio fuoriesce senza controllo e buona parte di esso raggiunge la superficie del mare. Dopo poco meno di tre mesi dal disastro la BP annuncia di essere riuscita a chiudere la falla: secondo le stime dell'azienda (presumibilmente ottimistiche) in quegli ottantasei giorni si sono riversati in mare tra i 3 e i 5 milioni di barili di petrolio, ovvero tra i 506 e gli 868 milioni di litri di "oro nero". I danni per la flora e la fauna marina che interessano la zona sono incalcolabili mentre i danni economici sono di più facile stima: un terzo delle acque degli stati USA che si affacciano sul Golfo del Messico vengono chiuse, la pesca è morente e un quinto delle spiagge della costa, dove si è spiaggiato il catrame formatosi in seguito allo sversamento del greggio, è stato interdetto al pubblico.
A seguito dell'esplosione, undici lavoratori della piattaforma risultano dispersi ed in seguito dichiarati deceduti. Si presume che siano morti all'istante, smembrati dall'esplosione. Adam Weise è uno di loro.


La Deepwater Horizon in fiamme - Adam Weise

venerdì 1 aprile 2016

I selfie di Renzi e il "nostro" mezzogiorno

Non c'è alcun dubbio: Matteo Renzi è un uomo che si preoccupa molto degli obiettivi. Quelli delle fotocamere. Nelle ultime ventiquattr'ore si è manifestato diverse volte sui social per pubblicare una sua foto con Sergio Marchionne (quello con la residenza in Svizzera che paga le tasse all'estero e non perde occasione per spiegare agli italiani come stare al mondo) e una serie di selfie del suo viaggio negli Stati Uniti. Non ha inoltre dimenticato di fornire un puntuale resoconto delle sue gagliarde imprese: "Giornata intensa di lavoro a Boston. Prima i giovani imprenditori italiani con le loro idee e il loro desiderio di investire anche nel nostro mezzogiorno". Peccato che proprio il "nostro" mezzogiorno in queste ore sia al centro di quello scandalo politico-affaristico che ha portato alle dimissioni della ministra Guidi e messo ancora una volta in serio imbarazzo Maria Elena Boschi. Al centro dell'inchiesta c'è Rosaria Vicino ex sindachessa Pd del piccolo capoluogo lucano Corleto Perticara che nel 2014 si era rivelata infaticabile collettore di voti per Gianni Pittella, Massimo Paolucci e Pina Picierno (che oggi su Twitter redarguisce De Magistris per le buche nelle strade di Napoli; chissà cosa ne pensa dei buchi delle trivelle in Basilicata),
Rosaria Vicino
all'epoca candidati e poi eletti al parlamento Europeo. Nelle intercettazioni che la riguardano, la Vicino, denotando profondo attaccamento per il "nostro" mezzogiorno e deferente rispetto per la sintassi fa una serie di dichiarazioni che ancora una volta mettono in luce il profondo senso civico di chi si occupa della cosa pubblica: "Se scoppia un pozzo? None, a noi la sicurezza non ce ne fotte niente. [...] Perché insomma deve essere chiaro: il nostro ruolo dei sindaci è cambiato, è diventato l’ufficio di collocamento e voi a me mi dovete tenere contenta". Al momento la Vicino è tenuta agli arresti domiciliari e probabilmente non è particolarmente contenta. L'ex prima cittadina lucana imponeva alla Total l'assunzione di suoi amici e protetti politici, pena il mancato rilascio delle autorizzazioni che servivano all'azienda per operare sul territorio: "La nostra filosofia è questa: piena apertura però nessuno deve dimenticare che questa è la sede del Centro Olii, che questa è la sede di tutti i pozzi, e che quindi la maggiore occupazione, il comune che va attenzionato prima è Corleto". La maggiore occupazione a lei più gradita, ovviamente: "Vi servono due persone? Noi vi mandiamo due persone. No, questi me li devi pigliare, bello (sic). Senza se e senza ma". Poteva capitare che chi aveva requisiti o pieni diritti per lavorare presso i pozzi (ad esempio grazie allo status di disoccupato) venisse escluso per fare posto ai pupilli della Vicino, gente che spesso non aveva le competenze e veniva piazzata alla sorveglianza dei pozzi. Tanto della sicurezza "non fotte niente". Il "nostro" mezzogiorno per Rosaria Vicino e chi era in combutta con lei è roba loro, nulla più che un serbatoio di laute prebende alimentato da corruzione e clientelismo. Logica vorrebbe che un Presidente del Consiglio, di fronte ad un simile scandalo, reagisse con rabbia e sdegno. Ma questi sono sentimenti che Renzi riserva a gufi, professoroni e a chiunque osi criticare il suo operato e le sue scelte. Questo è un governo che ha flirtato prima con un pregiudicato e ora flirta con il suo ex tirapiedi, chi ancora auspica uno scatto etico da parte di questo premier e dei suoi sodali è irrimediabilmente ingenuo. O passivamente connivente.