giovedì 15 ottobre 2015

La legge col segno meno.

La legge di stabilità per il 2016 è stata presentata oggi da Renzi con venticinque tweet consecutivi e con il lancio dell'hashtag ‪#italiacolsegnopiù‬. Secondo il premier si tratta di una manovra epocale, "una legge di fiducia". E gli italiani di fiducia dovranno averne davvero tanta: ad un primo esame, diversi punti del provvedimento paiono sì epocali ma non esattamente in senso positivo.
1) Ci sono i tagli di Imu e Tasi già da tempo annunciati da Renzi: si tratta di una notizia che farà felici molti cittadini, almeno fino a quando non realizzeranno che i comuni in qualche modo dovranno recuperare il mancato gettito tagliando numerosi servizi, anche tra quelli essenziali.

2) C'è poi il dimezzamento della spending review: i risparmi sulla spesa pubblica passeranno da dieci a cinque miliardi, alla faccia delle auto blu all'asta su Ebay e delle tante promesse propagandistiche.
3) La prevista dotazione di 113,1 miliardi per il Fondo Sanitario Nazionale sarà tagliata di oltre due miliardi di euro, con il conseguente rischio di vedere aumentare ticket e liste di attesa. In paesi come Francia e Germania questi fondi ammontano a quasi 150 miliardi.
4) Con la nuova legge di stabilità gli over 63 avranno la possibilità di chiedere alle loro aziende di lavorare part time. Così durante l'altra metà della giornata potranno occuparsi dei nipotini. O trovarsi un bell'impiego in nero.
5) Le risorse per la lotta alla povertà nel 2016 ammonteranno a 600 milioni di euro. Un bel gruzzolo? No, un obolo se si considera che il famoso provvedimento degli 80 euro in busta paga è costato alle casse dello stato dieci miliardi.
6) Il tetto all'uso del contante, che era limitato a mille euro, sale a tremila. Chi fa nero e riciclaggio ringrazia affettuosamente.
7) E le coperture? Quelle non sono certo un problema: è sufficiente aumentare il deficit pubblico portandolo, nella migliore delle ipotesi, al 2,2% del prodotto interno lordo. Tanto si sa che in Italia la coperta è sempre corta.
Secondo Renzi questa legge di stabilità è "straripante di buone notizie". Conviene dotarsi di salvagente.

mercoledì 14 ottobre 2015

Il compleanno del Pd: otto anni portati meravigliosamente male

Oggi il Partito Democratico festeggia il suo ottavo compleanno. Anche se dopo cinque segretari, psicodrammi interni, patti scellerati, alleanze a dir poco discutibili e inchieste giudiziarie, di anni ne dimostra sessanta. Auguri.

P.S. Io le capisco quelle persone (e non sono poche) che continuano ad accordare la loro fiducia al Pd nonostante Renzi, il Nazareno, Verdini, l'amico Alfano, il ras De Luca, diversi provvedimenti smaccatamente destrorsi, Mafia Capitale e altri scandali assortiti: il Grande Impostore prometteva epocali cambiamenti, battaglie se non proprio di sinistra perlomeno progressiste e loro gli hanno accordato fiducia. Ora che realizzano che le loro aspettative sono state tradite faticano a confessarlo. E' come acquistare il biglietto per un grande evento rock: sei convinto di andare a vedere Springsteen e trovi sul palco Bryan Adams. Ci resti male ma non lo ammetterai mai, per non fare la figura del citrullo.

martedì 13 ottobre 2015

Riforme approvate. A futura memoria

Giorgio Napolitano con Denis Verdini e Pierferdinando Casini
(Foto: ilfattoquotidiano,it)
Lo confesso, sono felice che il Senato abbia approvato il disegno di legge sulle riforme costituzionali. Sono contento perché questo triste passaggio chiarisce molte cose, perché resterà agli atti chi queste riforme le ha votate: Verdini, Barani e la loro pattuglia di diversamente responsabili, gli "onorevoli" del Nuovo Centrodestra che, tra pregiudicati, inquisiti e indagati, più che un gruppo parlamentare pare un raduno del fan club della Banda Bassotti, i tanti transfughi del centrodestra saltati sul carro del toscano vincitore e i voltagabbana fuoriusciti di Sel come Gennaro Migliore. E naturalmente buona parte del Partito Democratico, compresa un ampia fetta di quella minoranza interna che gioca a fare l'immacolato fintanto che si trova a favore di telecamera. Il tutto orchestrato dal governo di un premier che nessuno ha votato e che, stando a tutti i sondaggi, è inviso alla maggioranza degli italiani. Questa riforma rabberciata e palesemente antidemocratica che spedisce al senato - con tanto di immunità - un drappello di consiglieri regionali la cui etica media è ben nota grazie alle cronache di questi anni, è la degna, orrenda figlia del parlamento indecente che l'ha partorita. E' giusto che resti scritto chi l'ha voluta e chi l'ha osteggiata. A futura memoria.

martedì 6 ottobre 2015

Barani, D'anna, Verdini e le teste di cavallo

Ricapitolando: venerdì scorso, durante una seduta del Senato, il "fine intellettuale mitteleuropeo" Lucio Barani (senatore di Ala, il gruppo fondato da Verdini per sostenere le riforme del governo Renzi, naturalmente senza pretendere un'adeguata contropartita. Come no.) si rivolge alla senatrice Lezzi (M5S) mimando una fellatio. Durante la stessa seduta, il diversamente onorevole Vincenzo D'anna (anche lui di Ala), sempre indirizzando le sue attenzioni verso la Lezzi, mima un altro gesto osceno alzando e abbassando le braccia in zona inguinale. I due si difendono sostenendo che sarebbe stata la parlamentare pentastellata a provocarli, ricordando la linea difensiva di certi stupratori secondo i quali se una donna gira in minigonna un po' se la va a cercare. Ieri sia Barani che D'Anna sono stati sospesi per cinque giorni dai lavori parlamentari: in un paese anche solo vagamente civile, cinque giorni sarebbero stati il lasso di tempo loro concesso per preparare i bagagli e andarsene a cercare una nuova occupazione, magari tra i manovali portuali in quel di Marsiglia. Intervistato a La Zanzara, D'Anna (che nel suo curriculum vanta un'amicizia fraterna con l'ex sottosegretario Nicola Cosentino, ora agli arresti domiciliari per concorso esterno in associazione mafiosa) anziché cogliere l'occasione per chiedere scusa alla Lezzi e ai cittadini che rappresenta, ha pensato bene di prendersela con il presidente Grasso citando Robert De Niro / Al Capone nel celebre finale de Gli Intoccabili: "Grasso è solo chiacchiere e distintivo". Ora facciamo un passo indietro: domenica pomeriggio, mentre Renzi è intento a lodare l'azione del suo governo davanti a una Lucia Annunziata curiosamente afona, su SkyTg24 Denis Verdini lancia un misurato avvertimento - dai toni giusto un filo malavitosi - al premier facendo presente che lui voterebbe prontamente una bella riforma della giustizia (nulla che confligga con i cinque procedimenti giudiziari che pendono sul suo capo, chiaramente) e ricordando che la maggioranza a Palazzo Madama è traballante. Per chiarire meglio il concetto, dedica a Matteo una rivisitazione de La Lontananza del povero Modugno: " La maggioranza sai è come il vento e rischia di finire in Migliavacca quando Gotor si sveglia e s’incazza". Tali poetiche strofe, al cui cospetto Fossati e Capossela paiono i figli meno dotati di Mariano Apicella, possono essere così tradotte: "Matteo, qui comandi tu. Però si fa come dico io". Ecco, questo in buona sostanza è stato il fine settimana in casa dei nuovi alleati di Renzi. Ma va bene così, poteva andare peggio: alle luce di certe passioni cinefile, avrebbe potuto finire a teste di cavallo mozzate sotto le lenzuola.