sabato 8 agosto 2015

Dalla base dem a Moretti e De Gregori: un unico lacerante silenzio

A proposito della riforma del Senato, che corre il serio rischio di naufragare sotto il peso di oltre cinquecentomila emendamenti, la ex promessa (poi promossa, e di conseguenza grata) Serracchiani annuncia, riferendosi chiaramente a Forza Italia e al mai stracciato patto del Nazareno: "Dobbiamo parlare con tutti, ma proprio con tutti". Della serie: non ci fa schifo niente. E fino a qui nulla di sorprendente per una classe dirigente che giorno dopo giorno non perde occasione per palesare una preparazione, una corenza e una rettitudine una tacca inferiori a quelle dei bei tempi andati del craxismo. Mi sorprende invece il caparbio mutismo della base democratica. D'altra parte elettori ed elettrici dem possono rivendicare la compagnia dei Morettinanni e dei Benigni fu Roberto, da tempo disinnescati; dei Jovanotti sempre pronti a cantare la coerenza e il coraggio degli altri, degli Ivano Fossati che nel '96 sulle colonne dell'ancora leggibile Unità raccontavano "la scuola che vorrei" e ora tacciono di fronte al macello perpetrato ai danni dell'istruzione pubblica (forse perché non hanno un Macramè da pubblicizzare). Per non parlare dei Capossela che dopo il "votate con prudenza" del 2006 hanno deciso di trovare pavesiano rifugio nel "Paese dei Coppoloni" e dei De Gregori che rivendicano il loro senile disimpegno: sono loro (e tanti altri) per primi, spettatori silenti di questo scempio, i principali responsabili di questa ricaduta nel baratro dell'Italia peggiore, inguardabile, inesorabilmente votata al peggio. Gente comune e artisti di chiaro talento, uniti in un unico cupo, lacerante silenzio.

mercoledì 5 agosto 2015

Leccasmo D'Angelis e l'Italia che non c'è

Fino a pochi giorni prima del ritorno nelle edicole de l'Unità si faceva il nome di Vladimiro Frulletti - da sempre giornalista del quotidiano - quale direttore dello storico giornale fondato da Antonio Gramsci. La scelta, è ormai noto, è invece caduta su Erasmo D'Angelis, illustre sconosciuto del giornalismo italiano ma renziano di stretta osservanza: evidentemente negli ambienti vicini al premier ci si deve essere resi conto che per il nuovo corso filogovernativo del giornale un Frulletti non bastava, serviva un Frulloni. Oltretutto D'Angelis era a capo della struttura di missione di Palazzo Chigi contro il dissesto idrogeologico, dunque deve essere parso coerente piazzare un esperto di frane a capo di un giornale (ri)nato moribondo. In un'intervista all'Agi del 29 giugno, un giorno prima del ritorno dell'Unità, D'Angelis spiegava quale sarebbe stato il taglio della sua creatura: "Innanzitutto cambia il formato, sara' simile a quello del Corriere dello Sport. [...] Sara' bello anche da guardare, a colori e con belle fotografie". Roba forte, peccato non abbia mutuato anche la "pista cifrata" e il "che cosa apparirà?" dalla Settimana Enigmistica. "L'Unità", garantiva sempre il De Angelis nell'intervista, "sarà un giornale positivo, che racconta l'Italia che ce la fa, quella che si rimbocca le maniche". E soprattutto le rimbocca a Renzi.
Fedele alla sua piattaforma, ma più che altro a quella del premier, nel primo mese di direzione Erasmo ha stupito tutti ridefinendo il concetto del ruolo di portatore d'acqua. Al suo cospetto Cerasa e Riotta sembrano superati dilettanti. Lo scorso 2 agosto D'Angelis ha dato prova esemplare di come l'informazione può attaccarsi alle terga dei potenti non necessariamente per morderle pubblicando un reportage, a sua firma, dal titolo "In viaggio con Maria Elena Boschi" (lo potete leggere qui). L'articolo parte da una citazione di Kafka per poi addentrarsi in una misurato racconto delle feste dell'Unità che dalle alpi al meridione allietano questa afosa estate italiana: "E la strada verso il futuro dell’Italia si intreccia con i sentieri che portano verso le migliaia di Feste dell’Unità, appuntamenti estivi dei democratici, che accendono, da luglio a settembre, le nightlife della politica locale da nord a sud della pensiola, l’allenamento di massa in attesa della Festa nazionale di Milano (25 agosto al 6 settembre). [...] Una bella stranezza così non la trovi in nessun altro Paese. Una bella storia italiana, insomma, che invia l’immagine plastica della vitalità e del radicamento di un partito nazionale, strutturato e “pesante”, che sta governando migliaia di Comuni e 17 Regioni, e visto dagli stand delle migliaia di volontari è davvero a distanza siderale e lontano mille miglia dalle rappresentazioni altrettanto tipiche che si fanno del Pd". E in quegli stand, in quella nightlife al cui confronto Las Vegas pare la sagra della lenticchia di Onano, se si è baciati dalla fortuna, può capitare di incontrare lei, Madonna Boschi: "Prese il via alla Russell Crowe: «Al mio segnale scatenate la sessantottesima festa de l’Unità di Castelfiorentino», ordinò Dario Parrini, segretario dei democratici toscani, e sotto un cielo superstellato iniziò la kermesse democratica che quest’anno, complice anche l’assenza di piogge, ha battuto ogni record, decine di migliaia di visitatori, e il finale col botto, fuochi di artificio e l’arrivo del ministro per le riforme costituzionali e il rapporto con il Parlamento che qui semplicemente è “la Maria Elena”, visto che gioca in casa ed è come una di famiglia". Temendo un eccesso di lirismo, D'Angelis ha omesso di puntualizzare che l'assenza di piogge è merito "della Maria Elena" e del governo tutto, mentre la conseguente siccità sarà da addebitare al malanimo di gufi e oppositori. L'articolo, che tra professioni di ottimismo e saliva a profusione si conclude nella "magica Roma che ha accolto il ministro con un «Daje non mollate»", è stato oggetto di un fondo di Marco Travaglio, pubblicato sul Fatto Quotidiano di ieri, significativamente intitolato "Orgasmo da Boscherdam". Il D'Angelis non l'ha presa bene e oggi, vieppiù risentito, ha risposto al direttore del Fatto: "Marco Travaglio deve aver passato giorni difficili, magari un paio di notti insonni, e deve aver digerito proprio male il nostro nuovo giornale". E se lo ha digerito male Travaglio, Erasmo provi ad immaginare cosa ne sta dicendo il povero Gramsci da lassù. "Gli sono andate anche di traverso le due pagine sulle Feste de l’Unità con il ministro Maria Elena Boschi" - continua Leccasmo - "e così ha dedicato il suo editoriale di ieri sul Fatto Quotidiano alla vivisezione del resoconto. [...] Il risultato della vivisezione mi fa venire in mente una storia tenerissima. Ricordate Good Bye, Lenin! nel senso del film di qualche anno fa sulla Berlino Est, durante e post guerra fredda?". Il film lo ricordano certamente in molti. Ma il nesso con il fondo di Travaglio? Con calma, forse ci siamo: "Bene, il sequel si adatterebbe a Travaglio. Lo immaginiamo rilassato nella sua stanza di direttore, nella patologia della coazione a ripetere la più totale sfiducia in tutte le cose positive e sorprendenti che nel frattempo sono accadute e stanno accadendo in questo Paese, confondendo i suoi desideri con la realtà. Purtroppo per lui, accadono nonostante le sue tirate, i suoi diktat e le sue sentenze di carta. [...] l’Italia si è risvegliata, da poco ma si è risvegliata; le riforme finalmente si fanno, nonostante i suoi editoriali lacrime e sangue; la nuova Unità è ricomparsa sulla scena; il mondo è molto cambiato; il Pd governa tre quarti buoni d’Italia e gli elettori non seguono i suoi annunci funebri; il Paese si sblocca anche se dalla sua palla di vetro vede solo la rincorsa al peggio; le Feste de l’Unità sono gettonatissime, ma per l’aristocratico collega è roba da teatranti da quart’ordine e guai a scrivere di migliaia (sì caro, migliaia) di volontari". Niente, il nesso resta imperscrutabile, così come il senso di questa non risposta a Travaglio che somiglia più a uno dei tanti comunicati stampa di Palazzo Chigi. In compenso rileviamo che il povero Leccasmo, dopo un solo mese di infaticabile umettamento delle terga renziane, è preda di un preoccupante stato allucinatorio, probabilmente dovuto alla prolungata apnea, che lo porta ad immaginare una realtà fittizia: vittima della patologia della coazione a ripetere (cit.), continua a descrivere un'Italia che esiste solo nel suo delirio e nei sogni di Renzi mentre i cittadini, che sono fin troppo svegli, vivono nel paese reale: quello dove i giovani disoccupati restano tali, i poveri sono sempre più tartassati, interi blocchi sociali - a partire dagli insegnanti - vedono il premier come fumo negli occhi e la casta, alla faccia della rottamazione, perpetua se stessa salvando i suoi parlamentari dagli arresti, lottizzando e spartendo di tutto e di più, provando i tutti i modi (a partire dalle intercettazioni) a ridurre al silenzio le poche voci critiche. Quello stesso Paese che il giornale che Travaglio dirige ci racconta ogni giorno, mentre D'Angelis si impegna con zelo a sputtanare definitivamente quel che resta di una testata che avrebbe meritato un destino e un direttore migliori.