venerdì 31 luglio 2015

La chierichetta giaguara e lo yorkshire

Questa mattina in edicola il miei occhi si sono casualmente posati su Sette. Ma forse non si è trattato di un caso, bensì di un irresistibile richiamo di passione. E' difficile trovare parole che possano adeguatamente descrivere quel preciso istante in cui il mio sguardo ha incrociato quello di Maria Elena Bernadette Sempresialodata Boschi che campeggiava sulla copertina del magazine del Corriere: il "rapimento mistico e sensuale" cantato da Battiato in "E ti vengo a cercare" può restituire solo in parte l'idea del viscerale incanto a cui i miei sensi tutti si sono abbandonati in quegli irripetibili momenti. Riacquistato un minimo barlume di lucidità mi sono ritrovato ormai distante dall'edicola stringendo sottobraccio, oltre alla solita copia del Fatto Quotidiano, il Corriere con relativo inserto.
Giunto a casa ho immediatamente aperto Sette a pagina 26 per leggere l'intervista al mai abbastanza celebrato ministro per le riforme del mai abbastanza celebrato governo Renzi. Un fulgido esempio di giornalismo d'attacco (ad opera del direttore Pier Luigi Vercesi), ficcante e mai prono, come si evince già dalle prime battute: "Maria Elena la chierichetta: prende il treno regionale e torna a Laterina in provincia di Arezzo, poche anime in un paesaggio leonardesco". Ma solo perché ci è cresciuta la Boschi, altrimenti sarebbe una bidonville. "Maria Elena la giaguara: entra nell'immaginario collettivo degli italiani in punta di tacchi, maculati, alla Leopolda". Dove la punta di quel tacco sia finita, come in una seduta nazionale di fem-dom, gli italiani se ne sono accorti senza bisogno di sforzare l'immaginazione. "Maria Elena Boschi la secchiona. Però bella come il sole". Come a dire che le ragazze che si applicano nello studio generalmente sono degli inguardabili paracarri. Tranne Bernadette, sia chiaro. E' in virtù di queste imprescindibili doti politiche che "il premier Renzi le affida il compito più arduo: spezzare le reni, con grazia s'intende, ai conservatori di tutt'Italia, da sempre uniti. Deve riformare la Costituzione, a costo di indignare i tutori della Magna Carta italiana". Il compito è effettivamente improbo: stracciare la Carta e nel contempo zittire i soliti professoroni soloni che cercano di difenderla. Spezzeremo le reni a Rodotà. O gli pianteremo il tacco maculato in testa. Eia Eia Alalà.
Esaurito il preambolo, fulgido esempio del ruolo del giornalista quale cane da riporto (pardon, da guardia) del potere, il Vercesi parte con la prima coraggiosissima domanda, roba da far impallidire il celebre confronto Nixon-Frost: "Prendiamola alla larga". Ma sì, perché entrare nel merito? Si rischia di essere scambiati per giornalisti veri. "E' entrata in questo ministero poco meno di un anno e mezzo fa. Pensa ancora di potercela fare?". Risposta di Sempresialodata: "Sono certa che ce la faremo. Abbiamo già portato a casa risultati insperati. E siamo ancora alla fine del primo tempo". Ora comincia lo spezzone di partita in cui la Boschi offre le migliori prestazioni: l'intervallo. Vercesi, sempre più determinato: "Mi racconta la faticaccia di negoziare, ogni giorno, le maggioranze?". In effetti negoziare con Alfano, più che una faticaccia, in un paese normale sarebbe esercizio inutile. Replica della Boschi: "Quanto mi diverte sentir ricostruire dai giornali e dai colleghi in parlamento le trattative". Beata lei che si diverte. Poi la rivelazione: "Leggo i giornali la sera". Quindi le dichiarazioni rilasciate in giornata, apparentemente incoerenti, si riferiscono a quanto letto sui giornali del giorno prima. Ora si spiegano molte cose. E comunque "il 60-70% dei retroscena se va bene durano un'ora. Sono appassionanti? Bah". Ma anche beh, bih, buh, e soprattutto boh. Vercesi, più che mai tagliente: "Non mi dica che non scende a compromessi". E qui la Boschi si fa seria, quasi crepuscolare: "A volte riflettere un attimo in più migliora le scelte. Altre volte è faticoso". E noi tutti, che sappiamo quanto per la Boschi elaborare una riflessione rappresenti uno sforzo immane, ci ammantiamo della sua stessa malinconia. Una prece. L'intervista, che vede il Vercesi sempre più immedesimato nel ruolo di yorkshire del potere, procede poi con altre domande su tasse, unioni civili e rottamazione per giungere, verso il finale, al colpo da maestro: il direttore, ormai un tutt'uno con Torquemada, di punto in bianco pone a Bernadette la più insidiosa delle domande, roba forte: "Cosa leggerà quest'estate". E chi pensa ad un crollo della Boschi di fronte a questo infido quesito resterà deluso. Maria Elena non si lascia cogliere impreparata e con cipiglio inatteso risponde pronta: "Non ho ancora comprato i libri dell'estate". Sta aspettando che Verdini le spieghi che cos'è una libreria.






mercoledì 8 luglio 2015

Renzi e il tiki-taka: il wunderteam governativo è pronto

Matteo Renzi ha tenuto una lezione di telegenia per i suoi parlamentari. Come se Biagio Antonacci pretendesse di spiegare l'intonazione a Jovanotti. In un paese appena prossimo ad un livello minimo di normalità ci sarebbe da scompisciarsi dalle risate: purtroppo siamo in Italia e sempre più spesso il tasso individuale di cialtroneria dei nostri politici è direttamente proporzionale all'impatto mediatico, per cui continuiamo a sognare Thom Yorke dei Radiohead e ci sorbiamo Kekko dei Modà a media unificati.
Durante l'imprescindibile dissertazione, Sire Matteo ha malamente redarguito i suoi servitori osservando che la comunicazione dem non risulta più incisiva come durante i gloriosi giorni delle elezioni europee. Forse perché si sono esauriti gli oboli elettorali da distribuire al popolo. L'adiposo ducetto di Rignano pretende ora dai suoi un doveroso scatto di orgoglio e per motivarli ha ben pensato di non rispolverare una delle stantie metafore populiste a cui la politica italiana ci ha abituati; egli si è rivolto ai suoi sfoderando un'aulica e temeraria
allegoria mai sfruttata prima d'ora, il calcio: "Il catenaccio non funziona. Dobbiamo cambiare schema, partire all’attacco e tenere il possesso di palla". E la mente si infervora immaginando l'inarrestabile discesa sulla fascia di Emanuele Fiano (quello che assomiglia alla Moretti quando trova l'estetista chiuso), l'intricata ragnatela di passaggi a metà campo tra Picierno, Khalid Chaouki e Simona Bonafè. E poi l'improvvisa smarcatura di Bernadette Boschi (sempre sia lodata) che va a rete - su precisissimo traversone di Alessia Rotta - con gagliarda e leggiadra sforbiciata alla Pelè in "Fuga per la vittoria".
Alla ripresa della stagione televisiva l'invincibile squadrone avrà metabolizzato le direttive di mister Renzi: per gufi e professoroni si preannuncia un campionato da bassa classifica. Il wunderteam governativo è pronto alla battaglia, si preannunciano tempi duri per la Longobarda di Oronzo Canà.