mercoledì 1 aprile 2015

La bretella Campogalliano-Sassuolo: grande opera o grande mammella?

La bretella autostradale che collegherà Campogalliano a Sassuolo è un fulgido esempio di grande opera la cui utilità è evidente più per chi la realizza che per i cittadini che ne dovrebbero usufruire. Il progetto, che ha visto la sua approvazione definitiva nel 2010, risale a più di trent'anni fa ed era teso a creare una viabilità più scorrevole per il considerevole traffico commerciale, che all'epoca viaggiava per chilometri su malandate strade provinciali, verso il polo ceramico di Sassuolo che era (e rimane) il più importante in Italia e uno dei principali in Europa. Dai primi anni '80 la situazione è però profondamente mutata: vari fattori - soprattutto la prolungata crisi economica e l'affacciarsi di nuovi soggetti produttivi esteri assai concorrenziali - hanno prodotto la chiusura di numerose ceramiche del comprensorio con una conseguente riduzione dell'attività produttiva e del traffico delle merci. Inoltre a fine anni '90 è stata inaugurata la SS 724, una superstrada gratuita che collega la tangenziale di Modena alle aree industriali di Fiorano Modenese e Sassuolo e che ha di fatto quasi azzerato il traffico pesante sulle vecchie provinciali. La nuova bretella, stando all'attuale progetto, sarà sostanzialmente un doppione della SS 724, tranne che per alcune significative differenze: sarà a pedaggio, devasterà diverse aree naturali lungo il suo passaggio, costerà un sacco di soldi ai contribuenti, e già da ora ha tutte le carte in regola - possiamo scommeterci -  per fornire in un futuro prossimo interessanti spunti per indagini di forze dell'ordine e giornalisti. Il progetto della Campogalliano-Sassuolo prevede un troncone principale di 14 km e due varianti di 3,5 e 1,5 km: un percorso complessivo di 19 km lungo i quali saranno realizzati undici viadotti, due gallerie artificiali, tre sottopassaggi ferroviari, sette svincoli e un ponte. All'incirca lo stesso numero di opere realizzate nei primi 30 km di tracciato dell'Autostrada della Cisa. Una concentrazione di cantieri altissima per una tratta piuttosto breve: visti i tempi (e le inchieste) che corrono, il segnale è preoccupante.
Il 4 dicembre scorso il Ministero delle Infrastrutture ha sottoscritto una Convenzione di concessione (valida 31 anni) con la società di progetto AutoCS per la progettazione, realizzazione e successiva gestione del troncone autostradale. Nel corso degli anni i costi dell'opera si sono gonfiati a dismisura, passando dai 178 milioni di euro previsti nel 2001 agli oltre 500 attuali. Il contributo pubblico, quello che graverà direttamente sulle nostre tasche, sarà di 215 milioni. La quota d’investimento privato, invece, sarà sempre a carico del contribuente grazie ai pedaggi che, alla luce del prevedibile scarso traffico della tratta, saranno salatissimi. In questo senso la Campogalliano-Sassuolo si candida a diventare un duplicato, giusto un po' più breve, della BreBeMi, arcinoto e costosissimo monumento all'inutilità.

Ma quali sono le imprese che costituiscono la AutoCS Spa che si occuperà della realizzazione e della gestione della bretella? Un paio di loro sono ben note alle cronache, a partire dalla Impresa Pizzarotti & C. di Parma il cui patron, Paolo Pizzarotti (nessuna parentela con l'attuale sindaco del capoluogo emiliano) , è attualmente rinviato a giudizio (assieme ad Aldo Buttini, amministratore delegato dell'azienda) per abuso d'ufficio nell'ambito di una vicenda legata al restauro dell'Ospedale Vecchio di Parma. Pizzarotti ("Imprenditore e gentiluomo" si può leggere in bella vista sul suo sito) non è nuovo a certe vicende giudiziarie: ai tempi di Tangentopoli viene indagato da Antonio Di Pietro per corruzione per i lavori di Malpensa 2000, arrestato per i finanziamenti illeciti per l' appalto dell' autostrada Parma-La Spezia e per i lavori alla centrale di Montalto dell' Enel. L'imprenditore gentiluomo esce pulito da tutte le inchieste ma con il pool Mani Pulite (come si legge a pag. 123 di "Mani Pulite - La vera storia", di Travaglio, Gomez e Barbacetto) si lascia andare a qualche ammissione: "Nel raggruppamento (il consorzio d'imprese che aveva vinto l'appalto per Malpensa 2000, ndr) erano presenti tre imprese, ciascuna delle quali si impegnava a ringraziare il sistema dei partiti nei modi che riteneva più opportuni, e cioè: Pizzarotti provvedeva alla Dc; Bonifati al Psi; Donigaglia al Pci. Personalmente ho provveduto a versare il denaro alla Dc nelle mani del senatore Severino Citaristi per un importo complessivo di circa 1 miliardo, 1 miliardo e 300 milioni". Con un galantuomo di tale fatta che veglia sulla costruzione della bretella i contribuenti possono dormire sonni sereni.
C'è poi la Coopsette di Castelnovo di Sotto (Re) il cui manager Alfio Lombardi è indagato - l'accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione - all'interno di un'inchiesta relativa all’appalto per la costruzione del sottoattraversamento fiorentino della linea ferroviaria ad alta velocità vinto nel 2007 da Coopsette. Nella stessa indagine è coinvolto anche Furio Saraceno, ex presidente di Novadia, società creata da Coopsette che ne ha detenuto il 70% fino alla cessione delle quote a Condotte, altro big italiano delle costruzioni: per lui le accuse vanno dal traffico illecito di rifiuti all'associazione per delinquere finalizzata alla corruzione. Per entrambi i pm hanno chiesto il rinvio a giudizio.
Un altro uomo di Coopsette è indagato a Torino: si tratta di Paolo Rosa, presidente del Cda di Torre Regione Piemonte, associazione temporanea di imprese che si è aggiudicata l'appalto per la costruzione del grattacielo che ospiterà la nuova sede della Regione Piemonte. Rosa è accusato di finanziamento illecito a un partito politico (la Lega Nord).
Fabrizio Davoli e Donato Fontanesi - rispettivamente presidente ed ex presidente della coop reggiana - sono invece indagati presso la procura di Brescia per il reato di abuso edilizio per la mancata osservanza dei vincoli paesaggistici nella costruzione di un maxi resort a Campione del Garda. Una bagatella, se raffrontata agli episodi raccontati in precedenza che lasciano presagire per la Campogalliano-Sassuolo un futuro non tanto da grande opera quanto piuttosto da grande mammella pronta a nutrire i soliti noti.
Aggiungiamo infine che a capo della AutoCS Spa è stato piazzato Emilio Sabattini, presidente della Provincia di Modena per dieci anni, dal 2004 fino all'ottobre scorso. Chi fino a pochi mesi fa era arbitro della questione ora, seguendo una consolidata prassi tutta italiana, scende direttamente in campo come giocatore.
C'è da scommettere che la Campogalliano-Sassuolo farà ancora parlare di sè. Ma non per i benefici per la collettività.

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