venerdì 27 febbraio 2015

Matteo Salvini: voltarsi indietro per guardare avanti

Vorrei sinteticamente controbattere ad alcune delle dichiarazioni rilasciate da Matteo Salvini a margine del tour toscano che lo ha visto relatore nella biblioteca comunale di Bagno a Ripoli. Il segretario della Lega Nord sostiene che "Mussolini è affascinante da studiare come personaggio storico, ma fascismo e comunismo sono archiviati dalla storia, guardiamo avanti". Personalmente trovo il Duce un personaggio raggelante, ma sono opinioni: ognuno decide in piena libertà da chi lasciarsi affascinare. Per quanto riguarda il merito della sua dichiarazione, sarebbe bene che qualcuno facesse presente a Salvini che archiviare non significa dimenticare. E un ventennio di dittatura che è costata all'Italia il sacrificio di numerosissime vite umane, la soppressione delle libertà individuali e la sistematica mortificazione del sistema politico di allora non lo si può e non lo si deve dimenticare. Ribadire la natura antifascista della nostra Carta Costituzionale dovrebbe essere esercizio pleonastico nel 2015 in quanto sentimento condiviso da tutti gli italiani. Per alcuni, Salvini incluso, così non è. Ne prendiamo atto. Quanto all'equiparazione tra fascismo e comunismo è sufficiente ricordare al leader leghista - che non potendo ignorarlo evidentemente finge di dimenticarlo - che l'azione politica del Partito Comunista Italiano è stata sì aspra, in particolar modo nell'immediato dopoguerra, ma sempre condotta nel rispetto del dettato costituzionale e democratico. Salvini aggiunge che è necessario guardare avanti; alla luce di questa sua dichiarazione risulta quantomeno bizzarro che egli insegua un'alleanza con un soggetto come Casa Pound che, già nel punto introduttivo del suo programma politico, afferma di ispirarsi al fascismo (buttandolo peraltro in un calderone che comprende tra gli altri pure il risorgimento e Mazzini, evidenziando così una formazione ed una consapevolezza storico-politica che pare poggiare le sue fondamenta, nella migliore delle ipotesi, sulla Storia d'Italia a Fumetti di Enzo Biagi). Deve essere a dir poco complicato, a meno che non si sia Gasparri, guardare avanti restando voltati indietro.
Durante il suo discorso Salvini ha anche attaccato il mondo islamico, come da copione: "Il mio problema non è solo il terrorista che brucia l’essere umano, ma anche l’islamico moderato che ritiene che la donna valga meno dell’uomo". Anche in questo caso vale la pena rinfrescare la memoria del Matteo lumbard ricordandogli che fra casi di violenze domestiche, femminicidi e discriminazioni sul luogo di lavoro forse sarà bene inculcare l'idea di rispetto per le donne prima di tutto nella testa di noi occidentali. Dopodiché, forse, potremo concederci il lusso di ergerci a maestri in materia nei confronti del mondo musulmano.
L'ultima stoccata Salvini l'ha riservata alla magistratura: "I giudici sono uno dei problemi più gravi d’Italia, perché non rispondono a niente e a nessuno di quello che fanno". Che abbiano imparato da certi politici?

venerdì 20 febbraio 2015

#milleballe

Come classe dirigente gli esponenti del Partito Democratico lasciano assai a desiderare, in compenso si sono rivelati veri maestri nell'appropriarsi degli altrui meriti. Procediamo con ordine: martedì scorso viene approvato un emendamento (presentato dal M5S) al decreto milleproroghe che blocca, almeno per il 2015, il contestato aumento dell’aliquota per i contributi previdenziali dal 27,72 al 29,72%. Un successo del Movimento 5 Stelle? No, del Pd. Accade infatti che molti parlamentari democratici cominciano a bullarsi sui social e sui media amici (cioè quasi tutti) attribuendosi il merito del provvedimento. Esulta su Twitter il deputato dem Ernesto Carbone: "Bloccata l'aliquota Inps a Partite Iva, ascoltate richieste di un settore vitale. impegno mantenuto è davvero #lavoltabuona". Seguono a ruota altri tweet: Chiara Gribaudo ("Il Governo ha appena bloccato l'aliquota INPS x le p.iva. Questa si che è #lavoltabuona!"), Luca Lotti ("Il Governo mantiene la promessa: bloccata l'aliquota Inps per le partite Iva #lasvoltabuona #lavoltabuona), il PdNetwork ("Stop all'aumento dell'aliquota Inps per le partite Iva. Il Governo all'ascolto dei cittadini #lavoltabuona") e Valentina Paris ("Il Governo blocca l'aliquota INPS x le #piva e proroga regime Minimi! Questa si che è #lavoltabuona!") danno il trionfale annuncio del successo ottenuto. Da altri, ma sono dettagli. Alessia Rotta se la canta e se la suona in casa, su YouDem Tv: "L'ultimo provvedimento del milleproroghe blocca l'aumento dell'aliquota Inps per i lavoratori autonomi. Questo è un
governo che sa ascoltare i cittadini". Non paga della propaganda su Twitter, Chiara Gribaudo si scatena anche su Facebook con tanto di immagine esplicativa dell'importanza del risultato conseguito (dai 5 Stelle): "Il blocco dell’aliquota Inps per gli autonomi è un’ottima notizia. Il Parlamento ha fatto il suo lavoro e il Governo ha mantenuto la parola". Edoardo Fanucci, forse migrato inconsapevolmente verso il M5S, a l'Aria Che Tira parla del provvedimento "che noi abbiamo approvato", mentre la giovane deputata Maria Chiara Gadda rilascia una sobria dichiarazione: "Erano precisi impegni che ci eravamo assunti a dicembre come Partito Democratico. L’ottimo lavoro di Commissione di questi giorni ha permesso di portare a casa questo grande risultato in anticipo rispetto ai tempi prospettati. E’ stato un eccellente gioco di squadra tra Parlamento e Governo di cui dobbiamo essere assolutamente soddisfatti". Chi ci va più duro è però Matteo Richetti che rimprovera ai pentastellati l'assurda pretesa di vedere loro riconosciuto il merito della presentazione dell'emendamento: "Lo strabismo dei 5 Stelle è imbarazzante. Prima rivendicano il contenuto del provvedimento intestandosi battaglie portate avanti dalla maggioranza, come quelle sulle partite Iva, e poi impediscono all’aula di lavorare. Facciano pace con loro stessi, i grillini". E magari faccia pace con se stesso anche Richetti, che oggi alla Camera ha dichiarato: "Assistiamo negli ultimi giorni ad una rincorsa estenuante su chi ha messo e cosa dentro a questo provvedimento e sull'individuazione di chi ne ha il merito per cui ci sono norme oggettivamente giuste, che riguardano le partite IVA ed il regime dei minimi, proposte, come ricordava lo stesso D'Incà, dal Movimento 5 Stelle. Quelle cose ci sono. Io non pretendo che vi sia un tale appello alla coerenza, per cui, avendo portato a casa i provvedimenti, li si voti pure, ma almeno ci si consenta di approvarli". Appello alla coerenza che ci permettiamo di girare allo stesso Richetti e a tutto il Partito Democratico. E magari anche alla sincerità.

mercoledì 18 febbraio 2015

'Ndrangheta in Emilia: il curioso interesse di Giovanardi per nonna Bianchini

Dal caso Cucchi alle unioni omosessuali, le innumerevoli crociate di Carlo Giovanardi sono note ai più. La sua più recente battaglia lo vede nel ruolo di difensore ad oltranza di Augusto Bianchini, imprenditore edile della bassa modenese finito in manette il 28 gennaio scorso con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa nell'ambito dell'operazione Aemilia. Quello stesso giorno il senatore - nonchè membro della Commissione parlamentare antimafia - scende in campo in sostegno di Bianchini: "Sono arcifelice se la magistratura colpisce esponenti della criminalità organizzata di stampo mafioso o 'ndranghetista. Esprimo invece tutte le mie preoccupazioni per l'incomprensibile traduzione in carcere a Parma di Augusto Bianchini e gli arresti domiciliari per la moglie e il figlio. Ricordo che a seguito della interdittiva antimafia risalente all'inizio del 2013, decisa dalla prefettura di Modena, emessa per proteggere l'impresa Bianchini da possibili tentativi di infiltrazione mafiosa, la famiglia Bianchini è stata massacrata dal punto di vista economico, e l'azienda, che aveva circa 100 dipendenti è finita in concordato e ora rischia il fallimento. Dopo circa due anni, i titolari dell'impresa, di cui nella stessa interdittiva si precisava che non risultavano avere precedenti o procedimenti a loro carico relativi alla normativa sugli appalti, vengono arrestati: finalmente si potrà sapere di cosa sono accusati e potranno difendersi da accuse talmente gravi da giustificare la custodia cautelare, ricordando che per la nostra Costituzione sono non colpevoli sino a sentenza passata in giudicato. Confermo la mia convinzione sulla buona fede dei Bianchini e ribadisco la mia indignazione, come componente della Commissione antimafia, su quanto scritto nella relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia riguardo alle province di Modena e Reggio Emilia". Queste le parole della DNA che hanno scatenato la collera del senatore emiliano: "L'infiltrazione mafiosa ha riguardato più che il territorio in quanto tale, con una occupazione 'militare', i cittadini e le loro menti con un condizionamento ancora più grave". Suona a dir poco bizzarro che un membro della Commissione antimafia spari a zero su quell'organo della Procura Generale che ha il compito di coordinare a livello nazionale le indagini relative alla criminalità organizzata, soprattutto se il fine ultimo è quello di elargire la propria solidarietà a chi è stato arrestato (fermo restando la presunzione di innocenza) per concorso esterno in associazione mafiosa ed ha alle spalle una storia tutt'altro che limpida. Nel giugno 2013 la Bianchini Costruzioni viene esclusa dalla white list dei soggetti ammessi ad operare per la ricostruzione post terremoto del 2012: tra le motivazioni del provvedimento spicca la presenza (accertata dai carabinieri) del pregiudicato Michele Bolognini, esponente della cosca calabrese dei Grande Aracri, in un cantiere della Bianchini a Finale Emilia nel settembre del 2012. Augusto Bianchini presenta ricorso al Tar per invocare la sospensione dell’interdittiva prefettizia ma l'esito non è quello sperato. Fuori dalla white list, fuori dall'affare della ricostruzione post-sisma, almeno fino al 2013: nell'autunno di quell'anno l'imprenditore costituisce la Ios Costruzioni, intestata al figlio Alessandro. Il fatto non passa inosservato e, oltre a scatenare diverse polemiche sui quotidiani locali, suscita l'interesse degli inquirenti: l’analisi dei lavoratori assunti nella nuova impresa prova che molti di loro erano precedentemente impiegati nella ditta di Augusto. Un altro lascito che la Ios riceve dalla Bianchini è il trattamento di favore da parte di Giulio Gerrini, capo ufficio Lavori pubblici del Comune di Finale, che procura alla neonata azienda - ad appena due giorni dalla sua costituzione - ben sette appalti pubblici comunali per il valore di 141mila euro, nonostante la Ios non sia in possesso dei requisiti validi per la partecipazione agli appalti: certificazione Soa per lavori di grande entità, iscrizione alla white list e anzianità di almeno cinque anni. Nonostante lo zelo di Gerrini le cose tornano a mettersi male quando ad ottobre del 2014  la Ios non viene ammessa alla white list. In quell'occasione è sempre il
senatore Giovanardi a prendersi a cuore i destini della famiglia Bianchini tenendo una conferenza stampa insieme a loro: "In sostanza hanno fatto delle indagini e hanno scoperto che Alessandro Bianchini è figlio di Augusto: che scoperta. Mi domando dove sia la strategia antimafia se le indagini delle forze dell’ordine non hanno ancora portato a operazioni e arresti. Non è bastonando una ditta individuale che ci si protegge". Gli arresti, come scoprirà Giovanardi, arriveranno tre mesi dopo, il 28 gennaio 2015. Prima della conferenza stampa in compagnia dei Bianchini, il senatore Giovanardi aveva perorato la loro causa in parlamento in due occasioni. La prima volta, il 22 luglio 2014, con l'interpellanza 2-00182: " [...]La situazione oggi è quella di una famiglia in cui il padre a 61 anni non può lavorare e nemmeno andare in pensione, non ha denari ed una casa ipotecata da banche e fornitori che da un giorno all'altro potrebbero rendere esecutivo il loro titolo; una madre che gode di una pensione minima e quindi non sufficiente a sfamare la famiglia; un figlio più grande che ha provato a intraprendere la propria strada e che resta speranzoso solo di ottenere quel via libera tanto atteso dalla Prefettura; la figlia in cerca di lavoro, impossibile da trovare se non saltuariamente presso bar ; il figlio più piccolo che ancora studia e che contribuisce alle spese svolgendo quando capita lavori occasionali. In casa vi è anche la nonna, anziana e non autosufficiente, chiaramente da accudire. [...] Si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda assumere per evitare che strumenti pensati per combattere la criminalità organizzata non producano come unico effetto quello di distruggere aziende sane, provocare disoccupazione e impedire a chi ha la sfortuna di esserne vittima, e ai propri familiari, di continuare a svolgere attività imprenditoriali". La seconda volta con l'interpellanza 2-00214 del 21 ottobre 2014: " [...]La Prefettura di Modena ha risposto negativamente alla richiesta di iscrivere nella White list la nuova azienda di Alessandro Bianchini sostenendo che essa servirebbe per eludere l'interdittiva antimafia applicata all'azienda paterna. [...]Si chiede di sapere: quali iniziative il Governo intenda adottare per evitare che le interdittive antimafia comportino la distruzione delle aziende; in base a quali motivazioni, in uno stato di diritto, le supposte responsabilità dei padri coinvolgano anche i figli". La preoccupazione del senatore Giovanardi per il destino di nonna Bianchini è ammirevole, anche se non spiega questo eccesso di zelo. Uno zelo confermato forse da un altro episodio risalente al 2012: tra l'ottobre e il dicembre di quell'anno i cantieri della Bianchini Costruzioni sono oggetto di alcuni controlli - anche da parte dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale - che rileveranno poi la presenza di vari campioni di amianto. Le intercettazioni ambientali hanno stabilito che Augusto Bianchini veniva avvertito delle ispezioni con alcuni giorni di anticipo, come nel caso della visita programmata da Arpa per il 13 dicembre. Per una curiosa coincidenza temporale, due giorni prima l'onorevole Giovanardi presenta un emendamento alla legge di stabilità - che sarà poi ritirato in seguito alle proteste di buona parte del Parlamento e delle associazioni ambientaliste - volto a riaprire i termini del condono edilizio del 2003. Il senatore non si sforza particolarmente per redigerne il testo che è in buona parte la copia carbone di un emendamento analogo presentato due mesi prima dal collega Nitto Palma, tranne che per un particolare: Giovanardi estende la possibilità di condono anche alle violazioni dei beni ambientali e paesaggistici. Se la concomitanza tra le ispezioni subite dalla Bianchini Costruzioni e la presentazione di quell'emendamento sia da attribuire ad una pura casualità solo Giovanardi è in grado di spiegarlo. Così com'è l'unico in grado di spiegare il perchè di tanto interesse per nonna Bianchini e famiglia.

sabato 14 febbraio 2015

Renzi e l'Italia nelle mani di un quarantene irrisolto

Il tweet del premier è arrivato in piena notte, un'ora dopo la chiusura della seduta a Montecitorio durante la quale la maggioranza, nella solitudine di un'aula semideserta per l'Aventino delle opposizioni, ha approvato tutti gli articoli del disegno di legge di Riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione: "Grazie alla tenacia dei deputati terminati i voti sulla seconda lettura della riforma costituzionale. Un abbraccio a #gufi e #sorciverdi".
Dispiace sinceramente per Matteo Renzi. Dispiace perchè il suo livore e l'urgenza di cinguettare su un social network il bisogno di rivalsa alle quattro di mattina, lo pongono distante anni luce dall'immagine di maschio alfa che tanto ci tiene a trasmettere. L'impressione che comunica è piuttosto quella di una frustrazione tardo-adolescenziale mai risolta che il successo, l'autorità e gli obiettivi personali conseguiti non sembrano in grado di sanare. Non è per il bene dell'Italia e dei suoi cittadini che Renzi comanda (governare è una cosa diversa, assai più difficile) ma per se stesso, in una fraintesa concezione del potere come veicolo per
ottenere riscatto e liberazione dal proprio disagio interiore. Quali siano gli effetti di un'azione politica che antepone il proprio interesse a quello dei cittadini gli italiani hanno avuto modo di sperimentarlo con vent'anni di berlusconismo. Per Renzi il discorso è diverso e più complesso: gli interessi economici - che pur sussistono anche nel suo caso, sebbene in proporzione esiziale se equiparati a quelli dell'ex Cavaliere - sono marginali rispetto alla sua brama di rivincita personale. Un quadro inquietante per un paese il cui destino è nelle mani - ma soprattutto nella mente - di un quarantenne immaturo e irrisolto che gioca col potere per trovare se stesso. Sì, dispiace per Renzi. E ancora di più per la Costituzione e per l'Italia.

giovedì 12 febbraio 2015

Cinque storie per Renzi

Ci sono cinque storie che vorrei raccontare a Matteo Renzi, cinque notizie tratte dalle cronache di questi giorni.

1) Questa mattina, poco prima dell'alba, in seguito ad una grave crisi respiratoria una neonata catanese è morta a bordo dell'ambulanza che la stava trasportando verso l'ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa. La piccola, nata la notte prima in un clinica privata di Catania, aveva accusato difficoltà respiratorie subito dopo il parto e i medici, di fronte all'aggravarsi delle sue condizioni, hanno cercato un reparto specializzato nel quale trasferirla ma nessuno dei tre ospedali del capoluogo aveva posto per ricoverarla. Sulla vicenda la procura ragusana ha aperto un'indagine.

2) Il Centro Cuore degli ospedali Riunti di Reggio Calabria, nato nel dicembre del 2011 come centro d'eccellenza per la prevenzione e la cura delle patologie cardiovascolari, non è mai diventato operativo: da più di tre anni le sue costosissime apparecchiature all'avanguardia nel campo biomedico giacciono inutilizzate. A quanto pare la responsabilità sarebbe da addebitare al piano di rientro dal disavanzo della spesa sanitaria della Regione Calabria, che non permette di assumere quel personale specializzato che avrebbe dovuto consentire l'entrata in funzione della struttura. Intanto la sanità pubblica continua a pagare il Centro Cuore con un leasing da 18 rate di oltre mezzo milione di euro l'una, senza contare le spese per la manutenzione dei macchinari inutilizzati. Nel mentre i pazienti reggini vanno a curarsi in altre località italiane a spese della Regione Calabria. Il tutto, secondo le stime della Guardia di finanza, causa un danno erariale di 39 milioni di euro l'anno. L'ennesima cattedrale nel deserto della malasanità.

3) Il 3 marzo prossimo, in seguito ad un'ordinanza di sfratto esecutivo, l'Antico opificio serico di San Leucio, gestito dalla famiglia De Negri, chiuderà per sempre i battenti. La seteria campana, che durante la sua storia ha arredato le sale di Montecitorio e perfino la Casa Bianca, sconta gli effetti di una crisi che non accenna a rallentare e dell'invasione dell'imprenditoria asiatica che offre prodotti qualitativamente inferiori ma a prezzi praticamente stracciati, fino a due terzi più bassi. Un ennesimo schiaffo per la Campania e la perdita del posto di lavoro per quindici famiglie.

4) In questi giorni i genitori degli alunni bolognesi stanno protestando vivacemente (hanno anche inviato una lettera al premier) contro una nota diramata dal Ministero dell'Istruzione il 22 dicembre scorso. Nel documento si suggerisce alle scuole di radiare dai loro bilanci i cosiddetti residui attivi, ovvero i crediti che gli istituti vantano nei confronti del Ministero per pagamenti anticipati dalle segreterie scolastiche e mai restituiti. Il credito complessivo delle ottomila scuole italiane nei confronti dello stato supera il mezzo miliardo di euro. Ora rischia di essere cancellato per sempre, alla faccia della #buonascuola.


5) La quinta storia è tanto banale quanto esemplare dell'agonizzante stato in cui versa la burocrazia italiana: ieri mattina una squadra di operai inviati dal comune ha spostato due fioriere a Torino. La vera notizia è che per farlo ci hanno impiegato un anno: dodici mesi sono serviti all'amministrazione piemontese per trovare due operai che traslocassero le fioriere. Gli uffici competenti, almeno in teoria, hanno giocato a rimpiattino tra di loro asserendo di non avere la manodopera nonostante il progetto fosse stato approvato con il favore dei settori viabilità, arredo urbano e verde pubblico del comune. Dieci minuti di lavoro per trecentosessantacinque giorni di inconcludenza, alla faccia dei "cento giorni di lotta durissima per cambiare la Pubblica Amministrazione" annunciati da Renzi il 12 marzo 2014 durante la famigerata conferenza stampa de #lasvoltabuona con tanto di slide da discount. Per la semplificazione citofonare Madia.

Malasanità, crisi economica, imprese che continuano a chiudere, disoccupazione, #malascuola, burocrazia da quarto mondo: queste dovrebbero essere le vere notizie per il Presidente del Consiglio. Questi sono i veri problemi che dovrebbe risolvere. Se Renzi e la sua maggioranza sono mossi dall'impulso irresistibile di stravolgere e violentare i regolamenti parlamentari per convocare improbabili "sedute fiume", lo facciano per questioni che davvero toccano i cittadini in prima persona, non per portare a casa un paio di riforme costituzionali tanto oscene quanto irrilevanti per la vita quotidiana dei cittadini. Se proprio devono calpestare il Parlamento, che almeno lo facciano per qualcosa di utile.













sabato 7 febbraio 2015

Il conflitto d'interessi del ministro Boschi: quel Cdm del 20 gennaio e quei cinque minuti tra Palazzo Chigi e il Senato

Nell'ambito del dibattito sul conflitto d’interessi che la vede coinvolta nella duplice veste di riformatrice delle banche popolari e figlia del vicepresidente della Banca Popolare dell’Etruria, oggi il ministro Maria Elena Boschi ha dichiarato: "Non sussiste conflitto d’interessi tanto è vero che non ho preso parte al Consiglio di Amministrazione che ha deciso questo provvedimento (la trasformazione delle banche popolari in Spa, ndr)". In realtà avrebbe dovuto chiamarlo Consiglio dei Ministri, ma quando si è colti alla sprovvista e non si è imparato a memoria cosa dire il lapsus freudiano è spesso dietro l'angolo. E le performance oratorie di Bernadette Boschi, quando non è imbeccata, sono superficiali e più brevi di un amplesso tra conigli.
In una lettera al Fatto Quotidiano del 27 gennaio scorso il ministro aveva già affermato di non essere stata presente al Cdm del 20 gennaio nel quale si votava un decreto legge sulla trasformazione delle Banche Popolari in Spa: "Caro direttore, il suo quotidiano si rammarica del fatto che io non mi sia astenuta durante il voto in Consiglio dei ministri sul Dl che riguarda la trasformazione delle Banche Popolari in Spa. Non mi sono astenuta, è vero, ma prima di gridare allo scandalo basterebbe capire il perché: non mi sono astenuta semplicemente perché non ero presente a quella riunione del Consiglio dei ministri. E non ho partecipato perché ero impegnata in Parlamento nel percorso di riforme costituzionali e sulla legge elettorale". La replica del giornale, in quei giorni ancora diretto da Antonio Padellaro: "Prendiamo atto della comunicazione del ministro, anche se fonti autorevoli vicine al governo, presenti al Cdm del 20 gennaio, ci hanno confermato la sua partecipazione. A ogni seduta i ministri vengono registrati in un verbale che però non viene reso pubblico". Chi ha ragione? Di certo c'è che quel giorno sia la Camera che il Senato discutevano le riforme volute dal governo Renzi. A Montecitorio però, stando al resoconto stenografico dell'Assemblea, la Boschi non si è vista, tanto da far dichiarare al deputato Arturo Scotto di Sel durante un suo intervento: "Mi domando se non ci troviamo oggettivamente di fronte ad un quadro politico nuovo e, se così fosse, se non si ritenga opportuno, o quanto mai corretto dal punto di vista istituzionale, che il Governo ci dica – visto che sono due giorni che non vediamo da queste parti la ministra Boschi – se si stia già ragionando sul Renzi-bis". E' invece documentata la presenza del ministro nei verbali del Senato, riunitosi quel pomeriggio. Ma c'è un particolare: la seduta, aperta alle 16:31, è stata sospesa dalle 16:34 alle 17:34.



Dopo la riapertura dei lavori, come testimoniato dallo stenografico del Senato, la Boschi era effettivamente presente in Senato ma intanto il Consiglio dei Ministri, tenutosi tra le 15:45 e le 17:20 si era già concluso. E soltanto cinque minuti d'auto separano Palazzo Chigi da Palazzo Madama. Certo il ministro Boschi avrebbe potuto essere impegnata altrove, ma allo stato attuale non è dato saperlo. A questo punto sarebbe dunque interessante (e legittimo) sapere come ha occupato il suo tempo durante quelle ore e magari, una tantum, vedere pubblicato il verbale citato dal Fatto Quotidiano. Nel nome di quella trasparenza tanto ostentata dal governo Renzi.

giovedì 5 febbraio 2015

Big Snow, o delle meteobufale.

Sul web e sui social network impazzano i siti che si occupano di meteorologia. Alcuni, come ad esempio ilmeteo.it, sono estremamente popolari e sono diventati fonte di guadagno per i loro creatori. Sfortunatamente non è raro che la brama di profitto abbia la meglio sulla serietà. Prestate molta attenzione alle previsioni meteo che leggete su internet: in certi casi si legge previsione ma si pronuncia truffa. C'è chi fa meteorologia scrupolosa e c'è chi non ha alcun interesse ad informare, essendo il suo fine ultimo quello di lucrare facendo leva sul sensazionalismo . Badate bene: nessun meteorologo serio userà mai in sede previsionale termini come "neve furiosa" o, prendendo ad esempio la mia città, "Modena chiederà pietà". E men che meno avrà la faccia tosta di battezzare "Big Snow" un comune ciclone mediterraneo di tipo extratropicale. Questa non è meteorologia bensì una turba di espedienti meschini adottati da individui altrettanto meschini il cui esclusivo interesse è quello di pubblicare presunti scoop meteo per spingervi a cliccare sulle loro pagine. Perchè ogni vostro click per loro è moneta sonante. Ci sono tanti siti meteo seri online, anche su Facebook: rivolgetevi a quelli e togliete i "mi piace" a chi, con la tipica disinvoltura del ciarlatano, vi prende per i fondelli. Riconoscere i siti che appartengono a quest'ultima categoria è semplice: quando i titoli degli articoli sono più sensazionalistici di quelli di un settimanale di Signorini potete eliminarli senza rimpianto. Non siate fonte di arricchimento per questi ciurmatori a mezzo web.

P.S. Sempre parlando della mia città: in questi giorni non un solo modello meteo attendibile dava motivo di prevedere oltre mezzo metro di accumulo nevoso a Modena. Di neve ne cadrà, certo, ma la quantità di neve al suolo sarà decisamente inferiore rispetto a quella annunciata da certi impostori. Chi pubblica simili bufale lo sa benissimo ma se ne frega, indifferente agli inutili allarmi e alle preoccupazioni che può creare: l'importante è guadagnare, tutto il resto è marginale. Non vi preoccupate: Modena e l'Emilia non saranno sepolte dalla neve. E l'unica a chiedere pietà sarà (o dovrebbe essere, se ne avessero una) la dignità di chi pubblica post come quelli che potete vedere nelle due foto.







martedì 3 febbraio 2015

Matteo e Silvio: di siparietti e di foto

Che spasso l'ameno siparietto di Renzi e Berlusconi questa mattina al Quirinale. Dalla sceneggiata napoletana dei giorni scorsi all'avanspettacolo di oggi, si resta sempre nell'ambito delle recite avvilenti. Dopo il discorso di insediamento di Mattarella, il pregiudicato e lo spregiudicato si incrociano nella sala dei corazzieri dove si intrattengono per pochi secondi. In genere i loro incontri al Nazareno e a Palazzo Chigi sono ben più lunghi e giovevoli, ma d'altra parte quando il desiderio si fa prorompente anche una sveltina va più che bene. Il premier presenta a Silvio il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan; il fu cavaliere, sorridente, esclama: "Spero che non sia birichino come te". La risposta del Bomba non si fa attendere: "Abbiamo fatto una graduatoria: io sono meno birichino di te e di Padoan". Quanto sollazzo, quale innata comicità, roba da scapicollarsi verso la videoteca più vicina per prenotare l'opera omnia di Pippo Franco che, al confronto, pare Buster Keaton. Unica nota stonata: anche questa volta, nonostante l'ufficialità dell'appuntamento, non una sola immagine è stata scattata per consegnare alla storia della commedia all'italiana il gustoso teatrino. E' curiosa l'allergia agli obiettivi di un simile duo di buontemponi che rinverdisce i fasti delle grandi coppie comiche da Gianni e Pinotto in poi, ma tant'è. La fotografia del presente articolo non è dunque rappresentativa dell'incontro ma viene pubblicata esclusivamente a titolo esemplificativo. Ci scusiamo con i lettori.


(Louis De Funes e Bourvil)