venerdì 30 gennaio 2015

'Ndrangheta in Emilia: Gasparri faccia chiarezza sui suoi rapporti con il consigliere reggiano Giuseppe Pagliani

Tra i 117 arrestati nella maxi operazione contro la ‘ndrangheta in Emilia, effettuata il 28 gennaio scorso, figura Giuseppe Pagliani, consigliere comunale e provinciale per Forza Italia a Reggio Emilia. L'accusa a suo carico è di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo gli inquirenti Pagliani avrebbe "concretamente contribuito, pur senza farne formalmente parte, al rafforzamento, alla conservazione ed alla realizzazione degli scopi dell’associazione mafiosa, sfruttando la sua qualità di capogruppo Pdl nel consiglio provinciale di Reggio Emilia e vice-coordinatore vicario provinciale del partito". Nel 2012, quando era consigliere provinciale e comunale, Pagliani finì al centro delle cronache per avere partecipato ad una cena che vedeva tra i partecipanti diversi imprenditori, considerati vicini al clan dei Grande Aracri, coinvolti in indagini antimafia: Alfonso Diletto, i fratelli Nicolino, Gianluigi e Giuseppe Sarcone, Gianni Floro Vito e Michele Colacino: tutte persone considerate vicine al clan ‘ndranghetista. La cena, finita nel mirino dei magistrati, ha dato il via ad indagini ed intercettazioni che mercoledì scorso hanno portato all'ordine di carcerazione per Pagliani. All'epoca del fatto l'esponente di Forza Italia, travolto dall'interesse dei media locali e da una serie di interrogazioni in consiglio comunale, si giustificò sostenendo di avere conosciuto quelle persone alla cena stessa, fatto ora smentito dalle indagini degli inquirenti. Nonostante la bufera di allora, in Forza Italia nessuno, sia a livello locale che nazionale, si preoccupò di approfondire la questione. Fino al momento dell'arresto Pagliani non solo ha mantenuto tutti i suoi incarichi ma addirittura lo scorso autunno, in occasione delle elezioni regionali, il suo nome fu inserito all'ultimo momento utile nella lista dei candidati forzisti al posto di quello di un altro esponente di centrodestra, Vivaldo Ghizzoni. Secondo quanto scritto in una nota di Forza Italia, Pagliani fu "imposto da Roma e Bologna" essendo considerato "espressione forte del partito a Reggio Emilia". Espressione forte, di tale vigore da essere trombata alle consultazioni del 23 novembre.
A questo punto una domanda sorge spontanea: chi a Roma caldeggiava con tanta solerzia la candidatura di Pagliani? Il sospetto di chi scrive cade su noto esponente del partito Berlusconiano (le prossime immagini, che vengono riportate per dovere di cronaca, potrebbero urtare la sensibilità di alcune persone):



Il Senatore nonchè Vicepresidente dell'emiciclo Maurizio Gasparri, il 17 novembre scorso, si trovava a Reggio Emilia proprio per sostenere la candidatura in regione di Pagliani, come annunciato in pompa magna dallo stesso candidato: 




"L'amico Gasparri", si pavoneggiava il Pagliani. C'è da credergli considerando che il Senatore, evidentemente su di giri per l'atteso appuntamento, durante il viaggio verso la città emiliana non riusciva a trattenersi dall'annunciare ai suoi followers l'ormai prossimo evento:




La giornata è documentata da altre immagini pubblicate dal consigliere comunale reggiano:







Qualcuno obietterà che il Pagliani potrebbe essere un mitomane che ama millantare amicizie altolocate, dopotutto è normale che i pezzi grossi dei partiti partecipino ad eventi elettorali a sostegno di candidati locali. Può darsi, eppure in quei giorni il twittatore compulsivo Gasparri sul social network non menzionava altre iniziative elettorali, ad eccezione di un paio di striminziti tweet (con relativa foto) per raccontare di un fugace passaggio a Comacchio e Bellaria e alcune immagini della chiusura di campagna elettorale a Bologna, in compagnia di Giovanni Toti e Anna Maria Bernini. Non solo, a tre soli giorni dal precedente appuntamento , il 20 novembre l'onorevole tornava nuovamente a Reggio Emilia per fare visita ancora una volta all'amico Giuseppe:







Il Pagliani dunque, almeno così parrebbe, non è uno che mena vanto: lui e Gasparri sono veramente amici. D'altra parte i due non sono freschi di conoscenza, i loro rapporti risalgono ad almeno sei anni fa:




Un anno dopo, quando viene candidato alle elezioni per il rinnovo del consiglio regionale (non sarà poi eletto), Pagliani riceve il sostegno ufficiale del senatore:




Che sia l'onorevole Gasparri colui che "da Roma" lo scorso autunno ha imposto la candidatura di Giuseppe Pagliani non è certo; allo stesso tempo, alla luce di quanto è dato sapere, il sospetto è più che legittimo tanto da indurre a chiedere al Senatore di fare chiarezza in merito. E' altrettanto lecito domandarsi se Gasparri fosse a conoscenza della equivoca cena di Pagliani e delle successive polemiche e, in caso affermativo, perchè non abbia ritenuto opportuno approfondire la questione, considerando che due anni prima si era speso in prima persona (e su carta intestata del Senato) per appoggiarlo nella corsa per il consiglio regionale. Ci si domanda infine se Gasparri, vista l'evoluzione giudiziaria delle ultime ore e la professione di amicizia ostentata dal consigliere reggiano, non avverta l'esigenza di chiarire la natura dei suoi rapporti con lui. E ci si aspetta che il Senatore risponda a questi quesiti, possibilmente non tramite una contumelia a mezzo Twitter.





mercoledì 28 gennaio 2015

Perchè gli iscritti M5S dovrebbero scegliere Bersani

Ciò che immediatamente risulta evidente anche all'osservatore più disattento è la differenza tra la rosa del Nazareno e quella dei 5 Stelle: da un lato, l'assemblea dei parlamentari M5S, sono usciti dieci nomi tra i quali Zagrebelsky, Imposimato, Di Matteo e Cantone; dall'altro, quello del Padrino Silvio e del figlioccio Matteo, si punta sui ben noti Amato e Finocchiaro. Da una parte Pelè, Garrincha e Maradona, da quell'altra Esnàider, Dertycia e Gresko. Se fosse una partita di calcio sarebbe interrotta al primo minuto di gioco per manifesta superiorità pentastellata. Il match che si sta per disputare è però un filo più importante e coinvolge tutti gli italiani, compresi quelli che non seguono il football. Gli iscritti al M5S sono chiamati a scegliere il candidato da proporre ai grandi elettori; la consultazione, che come sempre si terrà sul blog di Beppe Grillo, avrà inizio alle 9 di domani per concludersi alle 14.

Mai come in questa occasione gli attivisti pentastellati possono davvero fare la differenza: la scelta di un determinato candidato può influire profondamente sulla tenuta della tresca del Nazareno, non solo per quanto riguarda l'elezione del prossimo Presidente della Repubblica ma anche per quelli che sono i loro piani futuri. Molti iscritti del Movimento saranno giustamente tentati di dare ascolto alle ragioni del cuore e votare per esempio Di Matteo, nome eccellente che in un paese normale potrebbe legittimamente ambire al ruolo di Capo dello Stato. Siccome l'Italia è ben distante dalla normalità - e pure dalla decenza - il consiglio non richiesto per coloro che voteranno alle quirinarie online è quello di chiudere il libro dei sogni (senza dubbio meravigliosi ma irrealizzabili) ed aprire quello della necessità. L'urgenza è quella di mettere in crisi la relazione di amorosi sensi tra Renzi e Berlusconi usando come grimaldello la scelta del candidato: gli unici nomi in grado di fare breccia nella maggioranza nazarena e di scompaginare i piani del premier e del leader forzista sono quelli di Prodi e Bersani. Il secondo soprattutto potrebbe provocare una notevole baraonda tra le fila dei democratici, compresi diversi renziani teoricamente fedeli alla linea, perlomeno fino a quando non sono protetti dal segreto del voto. Se poi l'ex segretario democratico dovesse riuscire nell'impresa di salire al Colle (improbabile ma non impossibile, al contrario degli altri candidati del Movimento ad esclusione di Prodi) è verosimile immaginare che, come ha giustamente osservato Alessandro Di Battista, da capo dello Stato potrebbe (più e meglio del padre dell'Ulivo) tenere la schiena dritta. E mettere in ulteriore difficoltà i contraenti del patto del Nazareno: per Silvio addio ai sogni di grazia, per Matteo addio ai sogni di (vana)gloria.

giovedì 15 gennaio 2015

Porcatine e coerenza

Guarda un po' il Governo che bell'emendamento ha infilato nel ddl anticorruzione. La copia carbone di una norma del 2003 che - grazie all'inserimento ad hoc di soglie di non punibilità - metteva al sicuro Silvio dal reato di falso in bilancio. Cosa che puntualmente avvenne nel 2008 quando l'ex Cavaliere fu assolto al processo Sme in quanto il fatto non era più previsto dalla legge come reato. 

Vorrei chiedere a quei piddini che facevano le barricate (giustamente) ai tempi delle leggi ad personam cosa ne pensano di questa ennesima porcatina che fa contento il nuovo amico Silvio e garantisce la tenuta della tresca del Nazareno. Vorrei chiedere loro quale altra nefandezza deve studiare ancora questo esecutivo per risvegliare in loro quella indignazione che li faceva scendere in piazza a protestare contro le carognate dei governi Berlusconi. Vorrei che mi spiegassero con quale coraggio riescono a girarsi sempre dall'altra parte e dire che va tutto bene; se si ricordano quando è stato che sono diventati così grigi e cinici. E se non sentono mai il bisogno di sputare controvento per essere certi di centrarsi.

P.S. Qualcuno mi risponderà che la colpa è mia e dei gufi come che come il sottoscritto trascorrono le giornate a criticare e non vedono le tante cose belle fatte da questo governo. A me pare invece che, abituati come siete alle Moretti, agli Speranza, ai tanti servi sciocchi e alle interviste ossequiose delle Bignardi di turno, il vostro senso estetico sia andato a farsi benedire. E che abbiate dimenticato il significato della parola coerenza.