domenica 30 novembre 2014

Confuso e felice

Facciamo un passo indietro, esattamente al 20 settembre scorso quando Matteo Renzi, in una lettera indirizzata agli iscritti al Pd, a proposito dell'art. 18 scriveva: "Dobbiamo attirare nuovi investimenti perché senza nuovi investimenti non ci saranno posti di lavoro e aumenteranno i disoccupati". Il senso di questa affermazione è cristallino: secondo Renzi la rimozione dell'articolo 18 (questione che fino a pochi mesi prima considerava marginale, un po' come l'astensione oggi) è propedeutica alla ripresa degli investimenti nel nostro paese e di conseguenza alla lotta contro la disoccupazione. E' una sua opinione.

Torniamo a oggi. In un'intervista a Repubblica il premier invita chi critica il Jobs Act "a rileggersi un intervento di Luciano Lama del '78, allora cambieranno idea". L'intervento a cui si riferisce Renzi è un'intervista rilasciata dall'allora segretario della CGIL ad Eugenio Scalfari; tra i vari passaggi, estremamente interessanti anche a distanza di tanto tempo, quello su cui il leader democratico vuole focalizzare l'attenzione è presumibilmente questo: "C'è un certo numero di aziende che ha un carico di dipendenti eccessivo. Non si tratta di cifre terribili, ma neppure esigue. Siamo nell'ordine di parecchie decine di migliaia di lavoratori. Ciò crea problemi umani e sociali molto gravi, anche perché in Italia lo sviluppo economico è bloccato e i lavoratori che perdono il posto hanno il fondato timore di non trovarne mai più un altro. E poi si tratta quasi sempre do grandi aziende, i cui stabilimenti sono situati in centri urbani importanti: ciò accresce il disagio sociale e politico di queste operazioni. Noi siamo tuttavia convinti che imporre alle aziende quote di manodopera eccedenti sia una politica suicida. L'economia italiana sta piegandosi sulle ginocchia anche a causa di questa politica. Perciò, sebbene nessuno quanto noi si renda conto della difficoltà del problema, riteniamo che le aziende, quando sia accertato il loro stato di crisi, abbiano il diritto di licenziare". Evidentemente Matteo Renzi trova condivisibili le tesi espresse all'epoca da Lama. E' una sua opinione. Ma è in conflitto con quanto affermato a settembre: a chi serve dunque la cancellazione dell'articolo 18? All'Italia per risolvere i problemi di un mercato occupazionale asfittico o alle imprese per avere maggiori possibilità di licenziare? Inoltre il segretario Pd dimentica (o finge di dimenticare) che quelle parole hanno quasi quarant'anni e andrebbero contestualizzate all'Italia dell'epoca, quell'Italia del gettone telefonico da lui sprezzantemente derisa dal palco della Leopolda. Ma che quando gli fa comodo torna moderna ed esemplare. Il nostro Presidente del Consiglio è palesemente confuso: la speranza è che trovi al più presto il modo di curare questa sua schizofrenia di convinzioni. Ne trarranno beneficio sia lui che gli italiani.

venerdì 28 novembre 2014

Promossi. Forse.

Sul sito del nuovo house organ del Partito Democratico, La Repubblica, oggi ci fanno sapere che Renzi e Padoan sono stati premiati per avere svolto in maniera diligente i compiti a casa assegnati dall'Unione Europea.



Certo, servono altri progressi ma è normale; anche quando le cose vanno bene è comunque necessario ambire al miglioramento. Bisogna pensare in grande e darsi una mossa perchè come dice uno degli intellettuali di riferimento del renzismo, Fabio Volo, non siamo fatti per aspettare. Anche Juncker è dalla nostra parte. E poi noi mica siamo cicale come i cugini francesi, costretti a rivedere la loro manovra entro il prossimo marzo.

Va tutto bene dunque, anche se sul Fatto Quotidiano parlano di "via libera con riserva" e sostengono che "se la Commissione Ue ha deciso di non bocciare già ora la Legge di Stabilità dell’Italia per il 2015 è solo per scelta politica e per evitare contestazioni". Ma si sa che Travaglio, Gomez e tutti i loro compari sono avvoltoi che campano di cattive notizie e catastrofismo a prescindere. A dire il vero anche sul Sole 24 Ore scrivono che "Bruxelles chiude un occhio sull'Italia", ma il quotidiano milanese spesso eccede in prudenza. E' risaputo. E comunque anche su Europa e su La Stampa dicono che l'Italia è stata promossa.

E all'estero come raccontano il giudizio dell'Europa sulla nostra manovra? Vediamo un po'.

Wall Street Journal "Le autorità dell'UE hanno messo in guardia la Francia, l'Italia e il Belgio: i loro piani di bilancio per il prossimo anno rischiano di non centrare gli obiettivi fissati dall'Unione".

Bloomberg "Francia e Italia sfuggono alla punizione immediata sui punti deboli nelle loro proposte di bilancio 2015". "La Commissione Europea mette in guardia il presidente francese Francois Hollande e il primo ministro italiano Matteo Renzi: a marzo potrebbero subire delle procedure se non seguiranno gli impegni scritti su taglio del deficit e rilancio economico". "Ho insistito nei miei colloqui con Hollande e Renzi che voglio una tabella di marcia per le riforme", ha detto il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker in un'intervista pubblicata oggi sul quotidiano Le Soir in Belgio: "Non possono essere solo promesse".

Financial Times "La Commissione ha individuato in Francia, Italia e Belgio le nazioni più a rischio di sanzioni. Pierre Moscovici, ex ministro delle finanze francese, che è ora il capo economico della Commissione europea, ha detto che questi paesi dovranno intensificare i loro sforzi di riforma entro marzo".

New York Times "Le autorità UE hanno dato a Belgio, Francia e Italia tre mesi di tempo per portare i loro bilanci in linea con i requisiti richiesti dall'Unione. In una dichiarazione di accompagnamento, la Commissione ha dichiarato che il Belgio, la Francia e l'Italia rischiano di incorrere in sanzioni, ma le autorità di tutti e tre i paesi si sono impegnate ai più alti livelli governativi per mettere in atto nei primi mesi del 2015 revisioni che aiuteranno a puntellare le finanze pubbliche".

Washington Post "L'Unione Europea ha scelto di non sanzionare due delle sue più grandi economie per gli obiettivi finanziari non ancora raggiunti. Darà invece a Francia e Italia tempo fino alla primavera prossima per ripresentarsi con migliori piani per la riduzione del loro debito. Parigi e Roma sono accusate di essere troppo dissolute nei loro progetti di spesa in un momento in cui l'Unione si è espressa favore di una rigorosa austerità come metodo migliore per ottenere un risanamento delle loro finanze".

Delle due, una: o Travaglio è condirettore in tutte queste testate oppure qualcuno, oltre a Renzi, ci sta perculando.

giovedì 27 novembre 2014

Del Grillo e dello struzzo

Ci risiamo: dal suo blog Beppe Grillo mette ai voti l'espulsione dei deputati Massimo Artini e Paola Pinna, rei di non rendicontare da lungo tempo la restituzione di parte del loro stipendio, violando così il codice di comportamento dei parlamentari M5S. "Chi non restituisce parte del proprio stipendio", scrive Grillo, "viola il codice di comportamento dei cittadini parlamentari M5S [...] e tradisce il patto con chi lo ha eletto". Dal canto loro Artini e la Pinna si giustificano sostenendo che i rendiconti sono pubblicati sui loro siti personali. Resta il fatto che, alla luce della scomunica del leader pentastellato, l'esito della consultazione tra gli iscritti al blog pare pressochè scontato, anche se non del tutto: in questa occasione diversi sostenitori del movimento non sembrano allineati al loro leader e la discussione in rete tra favorevoli e contrari all'espulsione si è fatta assai vivace. Perchè se è vero che chi non rispetta le regole deve risponderne, genera più di una perplessità il fatto che Grillo - tra diciannove parlamentari in ritardo con la pubblicazione dei conti - abbia scelto di chiedere proprio l'espulsione di due esponenti che in questi giorni hanno vivacemente criticato le strategie sue e di Gianroberto Casaleggio.
La gestione grillina del post-sconfitta (perchè di sconfitta si tratta, a dispetto delle cifre zelantemente divulgate sul blog dell'ex comico) alle elezioni regionali di domenica scorsa è parsa a molti osservatori a dir poco bizzarra: il tentativo, alquanto maldestro, è stato quello di operare una rimozione del deludente risultato elettorale provando a parlare d'altro, come testimoniato dall'infelice intervista - pubblicata con sospetto tempismo su beppegrillo.it proprio all'indomani della batosta emiliano-calabrese - allo storico Arrigo Petacco a sostegno della tesi che Benito Mussolini non fu responsabile dell'assassinio di Giacomo Matteotti (sic), o dal pretestuoso attacco a Pizzarotti sulla questione dell'inceneritore parmense.
Non pecca certo di diffidenza chi si domanda se anche questo nuovo referendum tra gli iscritti del M5S, che decreterà l'espulsione o la permanenza dei due parlamentari pentastellati, non sia per caso funzionale alla prosecuzione di questa linea dello struzzo.

Può darsi che Artini e la Pinna abbiano davvero disobbedito alle regole del Movimento; è perfino possibile che dietro alle sembianze di "cittadini" seriamente preoccupati per il destino dei 5Stelle si nascondano in realtà degli scaltri Favia reloaded. Ma la questione importante è un'altra: le loro sono analisi fondate. Scrive la Pinna: "Il nostro Movimento perde pezzi, è inutile nasconderlo. Da interpreti della protesta e da unica alternativa credibile a un sistema corrotto e inefficace, dominato da un malaffare lontano dalle istanze dei cittadini, siamo diventati marginali sulla scena politica. Ci siamo auto-condannati all’esclusione rinunciando al nostro ruolo di innovatori, che è stato usurpato da chi oggi inneggia a un 2 a 0 che non c’è". E Artini, in un intervista rilasciata al Fatto Quotidiano: "Dobbiamo farci le giuste domande, ora più che mai chiederci perchè la gente ha preferito restare a casa piuttosto che votare noi nonostante l'onestà e la coerenza che abbiamo dimostrato". La risposta al quesito è scontata: perchè si può essere onesti quanto si vuole, si possono portare le stimmate della coerenza, si può essere l'unica vera forza di opposizione in Parlamento e nel paese. Ma tutti questi sforzi diventano pleonastici se gli italiani non ne sono informati. Il piagnisteo "siamo bravi e specchiati ma non ci capiscono" non funziona. Elijah Muhammad, leader della Nation Of Islam tra gli anni '30 e gli anni '70, sosteneva che "se agli assetati offrirai un bicchiere di acqua impura, la berranno; ma se offrirai loro due bicchieri, uno di acqua impura e uno di acqua pulita, puoi essere certo che sceglieranno quest'ultimo". Se i cittadini sapranno di avere una scelta, se sarà detto loro che nel nostro paese non scorre solo acqua sporca, allora forse sceglieranno il bicchiere limpido. Basta informarli, e l'informazione nell'Italia del 2014 passa ancora in massima parte attraverso gli schermi televisivi. Può piacere o non piacere ma è così. E quando Grillo deciderà di tirare fuori la testa dalla sabbia per guardarsi un po' in giro, forse lo capirà. Ma gli conviene agire velocemente: a fare gli struzzi ci si lascia il culo.

La Repubblica da bancone

Fanno forse paura le foto finto-paparazzate della pizza consumata da Tony Blair a Palazzo Chigi in compagnia del premier bombolero, delle colf Boschi, Madia, Quartapelle, Pini e di maggiordomi fedeli (Filippo Sensi) e d'accatto (Andrea Romano)? Intimorisce qualcuno l'antidiluviana, ampollosa e onanistica prosa sfoggiata da Francesco Merlo per randellare un già abbastanza tafazziano Beppe Grillo? C'è chi si sente minacciato dalle temerarie inchieste sugli accessori donna à la page, dagli editoriali da caminetto di Ezio Mauro, dalle compiaciute celebrazioni dei cantori della rivoluzione docile Lorenzo Jovanotti Cherubini e Alessandro Mannarino (quello che scimmiotta - come può - Piero Ciampi e il Capossela meno ispirato) o dall'esaltazione dei FabioFazioVolo? La risposta naturalmente è no. E forse è per questo che oggi per sfogliare La Repubblica non è più necessario versare il giornaliero obolo in edicola: è sufficiente andare al bar, o dal barbiere. Oppure dall'estetista di fiducia di Alessandra Moretti. Lo troverete buttato lì, tra la Gazzetta dello Sport e l'ultimo numero di Chi. Triste destino per un quotidiano che per lungo tempo ha scosso migliaia di coscienze; oggi, quando va bene, fa scuotere lo shaker mentre si prepara il mojito.

lunedì 24 novembre 2014

Chiacchiere e diversivo: breve missiva per Matteo Renzi


Egregio Presidente Matteo Renzi, mi rendo conto che il suo tempo è prezioso, dunque sarò quanto più conciso possibile. Per cominciare desidero congratularmi con Lei per la brillante vittoria dei candidati del Suo partito alle consultazioni regionali. Lei parla di "vittoria netta" e poco importa che l'affluenza alle urne sia crollata, che la fiducia dei cittadini nella politica si sia sbriciolata; nella mia regione, l'Emilia Romagna, la partecipazione al voto alle consultazioni regionali è passata dal 68% del 2010 al 38% del 23 novembre. A Campogalliano, il paese del neogovernatore Stefano Bonaccini, e a Modena, dove egli ha operato per diversi anni come assessore, il calo è ancora più sensibile rispetto alla media regionale. Forse perchè i suoi compaesani e i modenesi hanno avuto modo di valutare concretamente il suo operato. Presidente, so bene che Lei, nonostante i Suoi quotidiani sforzi per dissimulare la cosa, è una persona intelligente; dunque è certamente conscio del fatto che l'astensione emiliana è figlia di tanti cittadini storicamente schierati con la sinistra che non possono e non vogliono più identificarsi con un partito che Lei, fedele al Suo progetto di rinascita della Balena Bianca, sta snaturando. Lei preferisce dire che quello dell'astensione è "un problema secondario"  e probabilmente ne è davvero convinto: dopotutto se Lei ora si trova a Palazzo Chigi non è certo in virtù di un mandato popolare ma grazie ad un intrigo da prima Repubblica, ordito con la complicità del Presidente Giorgio Napolitano. Il Suo disinteresse per l'agonia della partecipazione popolare è quindi più che comprensibile.


Non voglio abusare oltre della sua pazienza, signor Presidente; lasci solo che Le porga i più sentiti ringraziamenti per non avere dimenticato di rivolgere - anche in questo giorno di festa per Lei ed il Suo partito - l'ennesimo insulto verso quei milioni di insolenti, compreso il sottoscritto, che osano non pensarla come Lei e si permettono addirittura di discutere la Sua azione politica. Devo però segnalarLe che in questo caso l'epiteto non è stato ben calibrato: noi non siamo chiacchiere e diversivo. Noi non siamo come Lei.

Cordiali Saluti.

venerdì 21 novembre 2014

Di koala e Ladylike: la settimana in pillole.

Lo stato (scadente) dell'arte. Durante questa settimana si è capito che:

- Secondo il nostro premier i sindacati sono un covo di fancazzisti che si girano i pollici cercando strampalate scuse per organizzare scioperi. Il fine ultimo sarebbe ovviamente quello di intralciare il lavoro del miglior esecutivo degli ultimi cinque miliardi di anni. Il fatto che questo governo stia demolendo con precisione chirurgica gli ultimi resti del mondo del lavoro è pura coincidenza.

- Matteo Renzi comincia a sperimentare il primo significativo calo di popolarità: personale, dell'esecutivo e del partito che guida. Evidentemente qualche italiano comincia a distinguere la non tanto sottile differenza tra televendite e fatti concreti. O forse non ci sono più le supercazzole di una volta.

- Alessandra Moretti, probabile candidata renzina alla guida della regione veneto, oltre ad essere politicamente sprovveduta, è una donna frivola ed ingiustificatamente tronfia e arrogante. Ma se vi serve una dritta per trovare una brava visagista non esitate e rivolgetevi a lei: è un'autorità in materia. Citofonare Ladylike.

- Tra sindaci di dubbia competenza, politicanti opportunisti e neofascisti arruffapopoli, Roma somiglia sempre di più alla cagna in mezzo ai maiali cantata da Francesco De Gregori.

- C'è una cospicua fetta di italiani che vorrebbe eliminare fisicamente rom, albanesi, neri, nordafricani, cinesi, eccetera. Ma non sono razzisti, sono esasperati.

- In Italia si può finire assassinati tre volte: di lavoro, di ingiustizia, di indecenza.

- I gufi che speravano in una rottura tra Matteo e Silvio si mettano il cuore in pace: il Nazareno è vivo e lotta insieme a noi.

- Nel 2012 in consiglio regionale emiliano-romagnolo bighellonavano diversi individui di dubbia correttezza e sicura inaffidabilità. La buona notizia è che con il nuovo Senato simili cialtroni - che si trovano in ogni consiglio regionale - potranno andare a far danni anche a Roma.

- A dispetto delle apparenze Alfano è ancora Ministro dell'Interno.

- A dispetto delle apparenze Civati ha avviato un percorso per fondare una nuova sinistra.

- I koala sono graziosi ma coltivano amicizie discutibili.

Viva l'estinzione (nostra, non dei koala).

martedì 18 novembre 2014

Brandylike

Ogni volta che la fantesca renzina Alessandra Moretti apre bocca si schiude un'incantata dimensione di vacuità; anche oggi, in una videointervista pubblicata dal sito del Corriere Della Sera, ha dispensato fatuità a piene mani. Anzi, certamente non si esagera asserendo che quella odierna è stata la sua migliore prestazione di sempre. Una performance che difficilmente potrà essere eguagliata. Tra sorrisetti soporiferi e maldestre citazioni musicali, alcuni dei momenti più sublimi meritano di essere sbobinati. Testualmente.

"Accetto questa...accetto questa critica perchè è una critica assolutamente legittima. Mi è stato chiesto di candidarmi alle europee da Matteo Renzi. Beh sì è stata la telefonata della sera del lunedì notte quando Matteo mi chiamò e mi disse <<Guarda Ale, 'nsomma io abbiamo bisogno di te nel nordest>>". (Matteo, un'altra scusa per provarci proprio non la potevi trovare?)

"Si dice che sono quella che può mettere più in difficoltà Zaia, io non posso tirarmi indietro. So che i miei elettori lo capiranno, per la prima volta il veneto è scalabile da parte del Pd è sca...eh cioè". (Gli elettori capiranno sicuramente. Se hanno creduto al patto del Nazareno si possono bere di tutto.)

"Quando tu devi vincere una sfida calcistica importante...eeeh...nella nazionale chi è che mandi? Mandi i migliori. Io non mi sento la migliore, non mi sento, voglio dire, la fatina dalla bacchetta magica che risolve i problemi, attenzione, però credo di essere un'opportunità in questo momento". (Come Fata Turchina invece sarebbe credibile. Sai che coppia col Pinocchio di Rignano?)
"Io credo che questo è il nostro tempo. Io non voglio...eha...acquisire eeh lo stile maschile nel fare politica, voglio avere il mio stile femminile...la cura di me stessa...lala la voglia di essere sempre a posto...eeeh niò questos è un quid in più." (Ecco cosa succede a farsi prestare il quid da Alfano.)

"Alla bellezza...mmmm fa...eeee...notizia e quindi la donna bella deve essere sempre incorniciata in una ehm diciamo così recinto negativo quindi sei bella ma scema mentre la bellezza non è affatto incompatibile con l'intelligenza". (E' vero. Valentina Lodovini, ad esempio, è bellissima e intelligente.)

"Ho deciso per esempio di andare dall'estetista ogni settimana...ogn...cosa faccio dall'estetista? Quasiassi cosa...cioè...quasiassi cosa mi prendo cura di me. Mi faccio le meches, mi faccio la tinta...eeee...poi non entriamo in altri particolari. Vado a correre, accompagno i miei figli di corsa la mattina, loro in bici io di corsa". (Qualsiasi cosa pur di non fare una mazza. Pardon: quasiassi.)

"Sappiano che non ci intimidiscono! Aaanzi, che più fanno così più continueremo ad essere più belle, più eleganti, più curate, più brave, più pronte, più tenaci , più coraggiose". (Brava Moretti, determinazione ci vuole. Piega e ceretta, ancella perfetta.)

E poi la perla tra le perle:

"Perchè il nostro stile di fare politica è uno stile ladylike, cioè uno stile che deve piacere". (Che questo stile preveda che non abbiate una mazza da dire è ovviamente un aspetto secondario, trascurabile. Un effetto collaterale.)

A questo link i più masochisti possono guardare l'intero video. Vale la pena ascoltare fino in fondo il farneticante vaniloquio di questa femmina tristanzuola, misteriosamente convinta di essere un incrocio tra Nilde Iotti e Katy Perry. Ascoltatelo e fatevi due risate. Oppure un pianto. Abbattuti i muri del craxismo e del berlusconismo, la Moretti è ormai proiettata verso il vuoto assoluto; un big rip neuronale dove nulla rimane se non una desolata sterilità mentale, intellettuale ed estetica. Il delirio di una squilibrata. O di un'alticcia. Lo stile brandylike.

lunedì 17 novembre 2014

Vent'anni di naso turato

"E' meglio un sindaco mezzo incompetente onesto o un sindaco mezzo incompetente disonesto? Fatte 'sta domanda e datte 'na risposta". Mi sono imbattuto in questo commento su un social network seguendo un dibattito sul primo cittadino di Roma Ignazio Marino. Ho pensato al quesito, mi sono fatto la domanda e mi sono dato la risposta: è meglio un sindaco competente e onesto. Scontato. Troppo scontato per quei talebani piddini che riescono a raggiungere l'orgasmo mentale soltanto complicandosi l'esistenza. No affliction, no party. Dopo due decenni passati a scegliere il meno peggio tra brodini freddi e sbobbe riscaldate, l'idea che sarebbe più che legittimo pretendere di essere rappresentati da persone capaci nemmeno li sfiora. Mica hanno colpa se si sono dovuti accontentare dei Rutelli, dei Violante, dei Calearo e delle Moretti che negli anni passava l'affollato convento democratico. E invece sì, è colpa loro. Se la sinistra ha sognato con Berlinguer per poi ritrovarsi a gemere ascoltando la Picierno è soprattutto per colpa di chi è andato in gregge a votare candidati impresentabili, di chi non ha avuto il coraggio di gridare "questa gente ve la votate voi". E' colpa di chi ad uno scatto di amor proprio ha preferito una foto con Minniti a una Festa dell'Unità. E' colpa di chi ha votato la peggio fuffa usando come paravento la scusa che "non si può lasciare il paese in mano a Silvio", per poi fingere di non vedere che "gli amanti della stessa donna" stringevano abiette "alleanze matrimoniali". E intanto l'ex Cavaliere il paese se lo prendeva lo stesso. Fino a ritrovarsi nel 2014 a sostenere non uno ma due Berlusconi, i loro patti scellerati e a dirsi che in fondo è per il bene dell'Italia. E poco importa per i miasmi che questa unione esala, tanto è da vent'anni che vivono con il naso turato.

sabato 15 novembre 2014

La Madia, la Gabanelli e quell'intollerabile doppiopesismo.

Il settimanale Chi pubblica una serie di foto della Madia, intenta a mangiarsi un gelato, accompagnate da un titolo infelice e volgare che suscita lo sdegno dell'intero paese, prime pagine su tutti i quotidiani nazionali, ampio spazio sui relativi siti internet, servizi nei telegiornali e nei programmi di approfondimento.
Marco Monari, ex capogruppo Pd in regione Emilia Romagna, durante una conversazione registrata nel 2012 definisce "troia" la giornalista Milena Gabanelli. Ora quella frase, finita tra gli atti dell’inchiesta per peculato della procura della Repubblica di Bologna sui rimborsi dei gruppi del consiglio regionale dell’Emilia Romagna, è stata resa pubblica. Silenzio tombale, ad eccezione del Fatto Quotidiano.

Perchè scrivo queste cose? Così, per tenere in movimento le dita. Perchè ovviamente non c'è nulla di strano e stomachevole in tutto questo. Perchè il silente doppiopesismo dei renziani è normale, perchè il vile accodarsi a questa strategia dell'oblio da parte della stampa, del web, delle televisioni e dell'informazione tutta è normale. Perchè è giusto non deludere le aspettative di chi pensa che in questo paese il quarto e il quinto potere sono una schifezza inumana.

P.S. Il Monari, sempre nelle stesse registrazioni, dice anche altro: "Non posso sapere che cazzo fanno 25 consiglieri regionali dalla mattina alla sera in giro per l’Emilia Romagna, non lo posso sapere e soprattutto non lo voglio sapere." Naturalmente pure questo è assolutamente nella norma. Sono io che ho voglia di scaldare le falangi.

venerdì 14 novembre 2014

Salvini decida se essere piromane o pompiere

Quella che segue è una selezione di garbati commenti ad un post di Matteo Salvini su Facebook; sono stati pubblicati da una frangia particolarmente tollerante di suoi estimatori. Conosco diversi elettori leghisti: uomini e donne perbene, politicamente distanti dal sottoscritto ma certamente dotate di buon senso e certamente non razziste. Persone che certamente non ci tengono ad essere confuse con individui razzisti, verbalmente (almeno per ora) violenti e profondamente ignoranti. In queste settimane la Lega registra un considerevole aumento dei consensi grazie soprattutto al montare dell'ondata anti-immigrazione che sta investendo il nostro paese. La situazione è allarmante, si è già visto che basta una minima scintilla per incendiare gli animi più esagitati a prescindere dalla loro appartenenza politica. Sta a Salvini decidere cosa fare del futuro suo e del suo partita; se essere incosciente agitatore di folle o se dare risposte politiche alla questione immigrazione. Piromane o pompiere? La speranza è che il leader leghista propenda per la seconda possibilità e prenda le distanze da quella parte di potenziale elettorato razzista, fanatico e volgare che lo sostiene. Prendere milioni di voti in un paese in fiamme non serve a nessuno.

P.S. Nella selezione non sono stati inseriti gli originalissimi e assai gettonati "falla nera" e "rimandala in Africa". Se ne contano a centinaia.

P.P.S. Qualcuno obietterà che anche tra la base del M5S c'è una frangia di esaltati e che anche loro andrebbero condannati. Già fatto.)