venerdì 24 ottobre 2014

Chiedo scusa se ho scherzato sulla Bonafè

Spesso su questo blog si è ironizzato sulle ancelle di Renzi. Ieri sera a Servizio Pubblico tra gli ospiti di Michele Santoro figurava Simona Bonafé, una delle giovani amazzoni del presidente. Generalmente la neo europarlamentare meriterebbe la stessa attenzione che si potrebbe prestare all'ultimo disco di Povia, ma ieri sera ho deciso di prendermi la briga (non certo il gusto) di starla a sentire. A fine trasmissione la tentazione era quella di ascrivere Povia all'Olimpo dei grandi della musica, accanto a Springsteen e Peter Gabriel. Ho ascoltato la diversamente giovane Simona mandare a memoria concetti (mi si perdoni per l'audace termine) triti e ritriti, le solite litanie che gli italiani si sentono ripetere da troppi anni a questa parte dai vari peones di turno: attrarre investimenti dall'estero, sgravi fiscali, incentivi ai consumi, crescita. "Le solite palle, i soliti accordi" cantavano vent'anni fa Enzo Jannacci e Paolo Rossi (e aggiungevano "Ma cosa spiegava? La rava e la fava!"). La Bonafé: una personalità talmente autorevole che quando parlava - pardon, ripeteva - il pubblico in studio, non certo leghista, applaudiva alle interruzioni di Borghezio. Mauro Borghezio, quello che saliva sui treni per disinfettare i sedili su cui sedevano le prostitute di colore. Evidentemente coltiva una predilezione per quelle caucasiche. Simona Bonafé. Bonafé Simona. Una delle miss preferenze del Pd, ricordano i trombettieri del principe Matteo. La ragazza si bulla di questo titolo, ricordando ad ogni piè sospinto le carrettate di consensi ottenuti alle ultime europee, ignara del fatto che se al suo posto come capolista si fosse presentata la altrettanto popolare casalinga di Voghera avrebbe conquistato lo stesso numero di voti. E certamente si sarebbe presentata a Strasburgo dotata di maggiore preparazione. Bonafé Simona. Simona Bonafé. Quante volte ho canzonato questo monumento all'insipienza. Lei come la Picierno - che resta insuperata campionessa di inadeguatezza - la Moretti, la Madia. Maria Beata Elena Boschi, la madre riformatrice. L'evanescenza al potere. Ho fatto facili ironie e ho sbagliato, chiedo scusa a tutti. C'è ben poco da scherzare: queste persone ci rappresentano in Europa, nel nostro Parlamento. O peggio ancora sono ministri: ministri che, a ulteriore scorno della decenza, scrivono leggi dandosi di gomito con quella nota pasta d'uomo che é Denis Verdini. No, non c'è scherzare. E ancor meno da ridere. I pazzi si sono impadroniti del manicomio. E gli altri folli, stretti in cerchio, applaudono. Roba da rimpiangere Gianni De Michelis che dimena la chioma all'Open Gate.

P.S. Naturalmente Renzi ha anche numerosi maggiordomi. A loro sarà dedicato un capitolo a parte.

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