martedì 30 settembre 2014

Promemoria per Pina Picierno: lavoratori e padroni non vanno a braccetto

Quando l'acume incontra la Picierno arrossisce e cambia strada. Di Pina Ciriaca - scuri capelli ed espressione sovente disgustata, manco avesse sempre uno specchio davanti - si è parlato spesso su questo blog, tanto che c'è chi suggerisce che, dietro all'animosità di facciata, chi scrive coltiverebbe una bruciante passione per la neo europarlamentare: da Andrea Scanzi a Marco Travaglio sono tanti i corteggiatori della bella Pina, ben più affascinanti ed illustri del sottoscritto che, davanti a siffatta concorrenza, di speranze potrebbe coltivarne ben poche. Se parlo ancora di Ciriaca è perchè la sua è una figura a suo modo emblematica del microcosmo di impalpabili domestici renzini. In un mondo ideale la sua figura sarebbe marginale perfino in un consesso di shampiste: sventuratamente la realtà è quella che è, dunque accade spesso di guardare la televisione ed imbattersi nella servente del principe Matteo intenta a dispensare perle di dabbenaggine. L'ultima gemma risale a ieri sera quando Ciriaca, ospite a Otto e Mezzo, ha commentato l'intervento del fu Lider Maximo in direzione Pd: "Mi ha colpito molto il passaggio di D'alema, quando parla di padroni e lavoratori mettendoli in opposizione. E' una rappresentazione di un mondo che non esiste più; si tratta di un mondo che esisteva negli anni '70, nel mondo di oggi i datori di lavoro si spezzano la schiena assieme ai loro dipendenti". Probabilmente nell'ovattato mondo della Picierno i lavoratori varcano la soglia delle aziende a braccetto con i loro principali cantando Penso Positivo: le cose vanno un filo diversamente ma è comprensibile che Giuseppina detta Pina abbia uno scarso polso della realtà del lavoro dipendente, essendo lei entrata nel Pd subito dopo la laurea. Se oggi ci sono meno dissidi tra titolari e dipendenti, cara Picierno, è perchè di questi ultimi ce ne sono sempre meno grazie alla crescente disoccupazione che il governo Renzi, nei suoi primi sette mesi di rutilanti slogan, non ha fatto nulla per arginare. Chi oggi ha la fortuna di avere un impiego sa benissimo che, contrariamente agli anni '70 tanto vituperati dalla De Mita girl, qualora dovesse perderlo potrebbe impiegare mesi - se non anni - per trovarne un altro; dunque il dipendente oggi diventa automaticamente più ricattabile di un tempo e non ha alcun interesse a turbare il rapporto con il proprio titolare. Capisco che per la Picierno, presa dall'ansia rottamatrice di Renzi, il termine "padroni" risulti vetusto: purtroppo fuori da Matteolandia questa resta ancora la definizione più calzante. E non sarà falciando ulteriormente le tutele che si aiuterà il mondo del lavoro, dipendente o imprenditoriale che sia, questo è in grado di capirlo perfino il primo Zanda che passa per Palazzo Madama. Sorge un dubbio: sarà mica che ci si incaponisce sulla questione dell'articolo 18, un tempo considerata esiziale dallo stesso Renzi, per distogliere l'attenzione da tutte le cose non fatte, da tutti gli annunci rimasti a librarsi nel limbo degli antani? Non sarà che Renzi si sta scoprendo drammaticamente inadeguato per affrontare le vere emergenze del paese e la butta in caciara nella speranza che la sua inconsistenza venga scoperta il più tardi possibile? Se le cose stanno così può dormire sonni tranquilli: se Scalfari ha impiegato mesi per comprendere lo stato dell'arte, con Sorgi, Zucconi e Pigi Battista è in una botte di ferro per almeno un paio di legislature. Ancora: è credibile che un governo presieduto da chi non manca di scambiare pubbliche effusioni con Marchionne abbia come faro l'interesse dei lavoratori? Infine: possibile che a causa di questa nuova classe politica ciarliera e incompetente ci si ritrovi nella frustrante posizione di dover dare ragione addirittura a D'Alema?

sabato 20 settembre 2014

Dal renzismo si può guarire: adotta anche tu un piddino

"Ogni giorno cerco il filo della ragione, ma il filo non esiste, o mi ci sono ingrovigliata dentro", scriveva la poetessa Alda Merini. Nell'anno uno della mirabolante (ma anche no) era renziana, ai piddini accade lo stesso con la coerenza. Costretto a barcamenarsi tra i threesome riformisti della Finocchiaro e le gangbang istituzionali della Boschi, l'elettore democratico sa bene che ogni nuova giornata ha in serbo una sorpresa, spesso sgradevole. Talvolta ripugnante. Ed è un continuo destreggiarsi goffamente nel tentativo di giustificare l'ingiustificabile, dal testo della legge sull'autoriciclaggio - affidato all'obliabile duo formato da Bernadette Boschi e il gigante di Twin Peaks, al secolo Niccolò Ghedini - al tentativo di annichilire gli ultimi brandelli di tutele per i lavoratori, passando per altre decine di schifezzuole assortite. Non bastassero questi crucci, ora l'irriducibile piddino è pure costretto a rivalutare la figura di Margaret Thatcher a cui la Camusso ha paragonato Matteo Renzi. Un'impresa soverchiante. Probabilmente andrà sempre peggio: si può forse chiedere al sole di non sorgere? O alla pioggia di non bagnarci? O ad un cazzaro di diventare improvvisamente equilibrato? Natura plus trahit quam septem boves. Il groviglio che stringe la gola dell'ultrà piddino si farà sempre più opprimente e la coerenza, se mai c'è stata, apparirà uno sfumato ricordo. Fino a quando il torpore non sarà definitivo.

Ognuno di noi ha probabilmente almeno un amico renziano che rischia di restare vittima di questo apatico destino: affinche ciò non accada è bene che ogni persona di buona volontà si faccia carico della disgraziata condizione di queste persone accorrendo in loro aiuto. Portateli fuori, fateli ridere, fateli bere. Leggetegli i discorsi di qualche vero politico del passato, spiegate chi erano Calamandrei e i Costituenti del 1946. Restituitegli la capicità di incazzarsi sul serio, inoculate loro massicce dosi di cattiveria, naturalmente quella sana. Sostituitegli i dischi di Jovanotti con quelli di Piero Ciampi. Bandite dalle loro vite i comici di Zelig e Made in Sud e fategli vedere i vecchi spettacoli di Luttazzi, oppure Benigni: non quello sbiadito di oggi ma il toscanaccio iconoclasta del periodo Televacca - Il piccolo diavolo. Seppure meno incisivo è consigliato anche Guzzanti, ovviamente quello bravo. Col tempo,a piccole dosi, potrebbero arrivare ad apprezzare addirittura i Monty Python. Portateli al cinema, a meno che non vogliano andare a vedere Zalone o Fabio Volo. Fondamentale: la lettura degli editoriali di Sorgi, Pigi Battista e Menichini può determinare effetti devastanti sul telencefalo umano, mentre i tweet di Vittorio Zucconi, seppure non letali, possono portare molti soggetti a sviluppare la temibile sindrome da cortigianeria acuta (il cui insorgere è evidenziato da improvvisi spasmi di adulazione verso il primo grullo che passa). E' importante sostituire prontamente questi imbrattacarte con veri giornalisti liberi: non è facile trovarne ma ancora ce ne sono. E sapete dove trovarli. Non fate mai mancare l'affetto a queste persone: è importante che comprendano che non sono sole e che dal renzismo tutti possono guarire. Perfino la Picierno.

mercoledì 17 settembre 2014

Indovina chi?

"I partiti non fanno più politica, i partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia".

"I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un boss e dei sotto-boss".

"I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai, alcuni grandi giornali. Tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica".

"Molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più".
"
I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l’operato delle istituzioni".

"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata. Queste cose le dicono tutti ma nessuno dei partiti governativi le fa".

"Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude".

Chi ha pronunciato queste parole? Un gufo in libera uscita? Un professorone sfuggito agli anatemi di Renzi e della Boschi? Un professionista della tartina? Niente di tutto ciò. Sono dichiarazioni rese da Enrico Berlinguer ad Eugenio Scalfari in una famosa intervista per Repubblica. Era il 1981. Trent'anni trascorsi invano.

martedì 16 settembre 2014

I #millegiorni di Renzusconi.

Quello che di seguito viene proposto al lettore è un gioco facile e noto ai più: si chiama "trova le differenze".



Citofonare Renzusconi.
"Noi non permettiamo a un avviso di garanzia citofonato sui giornali di cambiare la politica aziendale di un Paese. Questo governo è il primo che ha detto che noi non accettiamo che un avviso di garanzia costituisca un vulnus all’esperienza politica e imprenditoriale di una persona ." (Matteo Renzi, 16/09/2014)

"Nel novembre 1994 sono stato mandato a casa con un vulnus di democrazia. Fu colpo di stato quando, attraverso la prima pagina del Corriere della Sera, mi mandarono un avviso di garanzia." (Silvio Berlusconi 08/12/2013)



VedRai VedRai.

"Ci sarà la riforma della Rai, con una governance sottratta alle scelte del singolo partito, e lo dice il capo del partito più grande d’Italia che rivendica con orgoglio di non aver mai incontrato l’amministratore dell’azienda pubblica lasciandogli libertà." (Matteo Renzi, 16/09/2014)

"Non ho mai auspicato una Rai filogovernativa: io la voglio indipendente. E in Rai non ho mai messo piede." (Silvio Berlusconi, 01/12/2002)



Mi scappa un decreto.

"Siamo pronti a intervenire con provvedimenti d’urgenza perché non possiamo perdere un secondo di più." (Matteo Renzi, 16/09/2014)

"Imporrò sempre più spesso l'approvazione delle misure che ritiengo urgenti per il paese con decreti legge." (Silvio Berlusconi, 02/10/2008)



La banca che gira intorno a te.

"Sono convinto che negli stress test le banche italiane saranno più forti di altre europee. [...] Se le banche sono disponibili a fare la loro parte recuperando la possibilità di finanziare le Pmi allora ci sono le condizioni perché il percorso di riforme abbia un significato molto più forte." (Matteo Renzi, 16/09/2014)

"Ovunque è aumentata l'incertezza: le nostre banche hanno superato gli stress test europei. [...] Le banche italiane sono ben capitalizzate, in grado di soddisfare le esigenze finanziarie delle famiglie e di sostenere la ripresa e la crescita del credito al settore privato è superiore a quella degli altri paesi." (Silvio Berlusconi, 03/08/2011)



Dies Irap.

"Serve una strategia fiscale condivisa con la riduzione per la prima volta dell’Irap." (Matteo Renzi, 16/09/2014)

"Sono allo studio interventi per ridurre la pressione fiscale, aumentare i consumi e agevolare gli investimenti. Tra questi il taglio graduale dell'Irap fino alla sua sopressione." (Silvio Berlusconi, 22/10/2009)



Après moi le déluge.

"I Millegiorni sono l’ultima chance per recuperare il tempo perduto.Come obiettivo ci poniamo la fine naturale della legislatura." (Matteo Renzi, 16/09/2014)

"Noi abbiamo i numeri per arrivare fino in fondo alla legislatura, all’attuale governo non esiste alternativa." (Silvio Berlusconi, 07/10/2011)

#stiamosereni

giovedì 11 settembre 2014

Uccisa l'orsa Daniza: narcotizzante e moschetto, delinquente perfetto

"L'uomo è un animale addomesticato che per secoli ha primeggiato sugli altri animali con la frode, la violenza e la crudeltà. (Sir Charles Spencer Chaplin)





L'orsa Daniza, "colpevole" di avere aggredito a ferragosto un cercatore di funghi per proteggere i suoi piccoli, è morta la notte scorsa: non ha retto al farmaco contenuto nel proiettile narcotizzante che le è stato sparato per poterla catturare. L'uso del narcotico si è reso necessario, raccontano al ministero dell'ambiente, a causa dell'ostinato rifiuto da parte di Daniza di cadere nelle trappole piazzate dal Corpo Forestale, evidenziando peraltro un'astuzia decisamente superiore a quella di buona parte degli esseri umani. Quando si è deciso di ricorrere all'anestesia a distanza si sapeva che l'animale avrebbe corso dei rischi, ma il dado era tratto ormai da un mese: Daniza era pericolosa per gli uomini, soprattutto per i cercatori di funghi sprovveduti. E andava fermata a qualunque costo.
Per il ministro dell'ambiente Galletti "si tratta davvero di una brutta notizia. Mi preme la sorte dei due cuccioli, uno dei quali non è stato ancora munito di radio collare. Vanno seguiti e protetti per garantirne il costante benessere e consentire loro di diventare adulti". Quando sono grandi si prende meglio la mira. "Vanno adottate" - prosegue Galletti - "le migliori soluzioni per l'intera popolazione di orsi del Trentino, Veneto, Lombardia e Friuli. Facciamo in modo che quanto accaduto ci serva da insegnamento per il futuro". Cioè che le trappole non funzionano? Meglio usare direttamente la doppietta?
Intanto la Provincia di Trento ha diramato un laconico e burocratese comunicato per illustrare le modalità della cattura dell'orsa: "In ottemperanza all'ordinanza che prevedeva la cattura dell'orsa Daniza, dopo quasi un mese di monitoraggio intensivo, la scorsa notte si sono create le condizioni per intervenire, in sicurezza, con la telenarcosi". Ove per sicurezza ci si riferisce naturalmente a quella degli uomini. "L'intervento della squadra di cattura ha consentito di addormentare l'orsa che tuttavia non è sopravvissuta". Una disdetta, ma sono cose che capitano e non devono porre in secondo piano l'ardimento degli uomini della squadra di cattura: se i boschi trentini sono nuovamente in sicurezza lo si deve alla loro audacia e al loro moschetto. Ancora una volta l'uomo ha prevalso sull'animale. Anche perchè l'animale in genere non imbraccia il fucile.

mercoledì 10 settembre 2014

Perchè le riforme di Renzi devono essere contrastate: il pensiero di Maurizio Viroli.

Domenica scorsa alla festa del Fatto Quotidiano presso La Versiliana si è tenuto il dibattito "Difendiamo la Costituzione": tra gli ospiti figurava Maurizio Viroli. Studioso di filosofia della politica e storia del pensiero politico, Viroli è professore emerito di Teoria politica all'Università di Princeton e all'Università della Svizzera Italiana a Lugano; ha inoltre ricoperto incarichi di insegnamento presso varie istituzioni accademiche, tra le quali figurano l'Università di Trento, la Normale di Pisa, la Georgetown University e l'Università di Cambridge. Una figura che Renzi e Maria Beata Boschi definirebbero senza esitazione un gufo, un professorone, un solone. Un professionista della tartina. Durante il suo intervento Viroli ha descritto efficacemente lo stato (pietoso) dell'arte sul tema delle riforme fortemente volute dall'attuale governo: quella che segue è la trascrizione delle sue parole. La lettura è consigliata a tutti, soprattutto a coloro che dicono "almeno Renzi prova a cambiare le cose. Lui vuole aggiustare l'Italia". Il problema è che aggiustare e guarire sono due cose profondamente diverse.


<< Le parole hanno molta importanza in politica: qui stiamo parlando di una riforma costituzionale. La parola riforma nel linguaggio politico indica un mutamento radicale per il quale un'istituzione assume una nuova forma o riprende la forma del passato. Comunque nasce o rinasce qualcosa di profondamente diverso da ciò che esisteva. La revisione costituzionale è un'altra cosa: è il mutamento di alcuni dettagli, non la nascita di una nuova Costituzione. In questo caso invece si parla esplicitamente di riforma costituzionale: il ministro Boschi nel suo intervento del 21 luglio 2014 ha parlato esplicitamente di riforma, anzi ha usato toni di grande enfasi ed eloquenza parlando della riforma costituzionale come "madre di tutte le riforme istituzionali, politiche e civili che stiamo affrontando". I costituenti avevano un'altra idea quando discutevano dell'articolo 138: parlavano di revisione costituzionale, come si legge ad esempio nell'intervento del 10 gennaio 1947 ad opera del relatore Paolo Rossi. E' chiarissimo che intendevano modifiche circoscritte: uno, al massimo, articolo della Costituzione. Questa invece è appunto una riforma, ma è chiaro che l'articolo 138 , a mio parere, autorizza la revisione della Costituzione ma non la sua riforma. Nessun parlamento, tantomeno questo che è eletto sulla base di una legge elettorale incostituzionale, ha l'autorità di riformare la Costituzione per l'ovvia ragione che non si possono cambiare le regole del gioco mentre si sta giocando e non le possono cambiare i giocatori, in quanto saggezza politica ti impone di considerare che chi cambia e sta giocando probabilmente lo fa per il proprio interesse. Del resto esiste un altro punto su cui occorre riflettere: l'atto di riscrivere una Costituzione, di creare una nuova Costituzione, è l'atto per eccellenza del potere sovrano. E, signori riformatori, il sovrano è ancora il popolo in Italia: dunque voi non potete cambiare la Costituzione, anche perchè nessuno vi ha eletto per farlo.

Ho cercato di esaminare gli argomenti dei riformatori e mi sono posto una domanda banalissima: perchè vogliono riformare la Costituzione con tanta determinazione? Mi sono andato a rileggere alcuni interventi, per esempio quello del professor Quagliariello, il quale - all'avvio del lavoro del comitato dei saggi - spiegava che il paese attende da troppo tempo questa riforma. Quagliariello dimentica che nel 2006 il paese ha rifiutato con una notevole maggioranza la riforma costituzionale proposta dal governo di allora. Non vedo questa attesa spasmodica, questo trauma e questa sofferenza degli animi degli italiani per avere una nuova riforma costituzionale. Quagliariello aggiunge che "c'è la competizione globale e noi abbiamo istituzioni inadeguate, mentre le altre democrazie occidentali che hanno saputo affrontare tale competizione hanno riformato le loro istituzioni. Noi no". Prendiamo ad esempio gli Stati Uniti: in realtà non hanno cambiato un bel niente. Hanno cambiato chi governa, questo sì. E siccome hanno eletto una maggioranza che ha una correttezza di comportamento istituzionale altissima, hanno cambiato le politiche economiche e hanno superato la crisi. Non hanno affatto cambiato la loro Costituzione. Vorrei chiedere a Quagliariello: non sarà piuttosto che il problema di questa crisi italiana che ci consuma e ci corrode è dovuto non alla Costituzione ma alla corruzione, all'evasione fiscale e alla vostra spaventosa arroganza e incompetenza? Dicono che il sistema bicamerale è farraginoso e lento. Ho fatto qualche conto: il governo Letta è rimasto in carica 300 giorni approvando 35 leggi, il governo Monti 529 giorni con 92 leggi, l'ultimo governo Berlusconi 1280 giorni con 37 leggi. In media una legge ogni dieci giorni. Questo sarebbe lento? Non è affatto lento, la qualità delle leggi è un discorso diverso: con questa costituzione è possibile fare le leggi. Asserire che non si può legiferare perchè c'è il bicameralismo è assolutamente falso, sulla base dei dati di fatto. La domanda che vorrei porre ai formidabili riformatori è questa: cos'è questa vostra mania della velocità? Non avete letto la storia del pensiero politico dove si capisce che la libertà esige lentezza, dibattito, riflessione? Disegnare e deliberare una legge è opera difficile: è meglio sottoporla a due esami piuttosto che uno. E' questa la ragione fondamentale per cui le grandi democrazie moderne hanno adottato il sistema del bicameralismo. Il confronto tra i costituzionalisti del 1946 e i riformatori di oggi è rivelatore: i termini più ricorrenti nei documenti dell'epoca sono serio, severo, arduo. Addirittura il presidente della Commissione dei 75 diceva "avvicinarsi alla Costituzione richiede un sentimento religioso". Cosa significa in questo caso "religioso"? Significa basato sul principio morale, cioè la volontà di costruire qualcosa sulla base dell'impegno con la propria coscienza. Qualcosa che possa restare, che non sia dettato dagli interessi del momento o da ambizioni particolari. Leggendo i documenti dei riformatori ho trovato una sola volta la parola "difficile" pronunciata dal ministro Boschi: non intendeva dire che è difficile riformare la Costituzione ma che è difficile far approvare la loro riforma. Parlando dell'impresa nella quale si stanno impegnando l'ha definita "affascinante", quasi fosse un'avventura. La politica è fatta da esseri umani, uomini e donne con passioni, interessi, ambizioni, ideali. I padri costituenti avevano visto morire lo stato liberale, consumare dall'interno lo Statuto Albertino. Molti di loro hanno sofferto il carcere e l'esilio. Quando leggo i testi dei riformatori ci vedo dentro baldanza giovanile, una sicurezza sconfinata, senso di irresponsabilità e onnipotenza. Io tra la riforma di Calamandrei e quella di Calderoli non riesco nemmeno a immaginare un confronto. E se penso che la Costituzione repubblicana viene devastata sulla base di un accordo segreto con un delinquente, allora il mio sdegno diventa assoluto. Ci chiamano gufi, ma i gufi vedono bene di notte. E questa è la notte della Repubblica. Qual è il punto di tutto questo? Non importa che sia Renzi o un altro: chiunque abbia un potere enorme è pericoloso per la libertà repubblicana, e per questo motivo queste riforme devono essere contrastate. Il fine è quello di avere il potere di un esecutivo senza validi contrappesi, il metodo per arrivarci è creare l'illusione: far vedere ciò che non c'è. In questo Renzi è molto simile a Berlusconi. Per questo servono dei gufi, dei gufi che parlino>>.


(Qui potete rivedere l'intero dibattito, intervento di Venturoli compreso)

venerdì 5 settembre 2014

Le balle di Renzi e le conseguenze del disagio adolescenziale

Sul Fatto Quotidiano di oggi Marco Travaglio snocciola tutte le contraddizioni, gli annunci disattesi, le promesse mai mantenute da Matteo Renzi. In poche parole: le sue bugie. E sono talmente tante che un solo articolo non bastava, quella odierna è solo la prima parte di uno sterminato elenco di menzogne. Dalle auto blu (in buona parte invendute) alla legge elettorale finita in chissà quale cassetto (ma non era una priorità?), passando per la lotta all'evasione, gli F35, la riforma della giustizia (insieme a Berlusconi: come volere organizzare una serata dedicata al bel canto con Jovanotti). In questi primi sei mesi di governo il Bomba non ha concluso quasi nulla. E quel poco che ha fatto lo ha fatto male. Una riforma al mese, cento giorni. Anzi no, facciamo mille. The final countdown, probabilmente uno dei riferimenti culturali più alti nello sgarrupato pantheon renziano. E poi Silvio. L'amico, il mentore, il faro: "In un qualsiasi paese civile, un leader che viene condannato in via definitiva va a casa", proclamava l'ex sindaco di Firenze giusto un anno fa. A quanto pare il condannato ha preso residenza a Roma, in via del Nazareno. Balle su balle, gelati, slide da discount, linguaggio a metà tra il pregiudicato nei suoi tempi d'oro e un rappresentante della Folletto. Arroganza (i professoroni) e piagnistei infantili (i gufi, i rosiconi). Come un adolescente frustrato. 
Un atteggiamento comprensibile, perchè questo è Matteo Renzi: un quarantenne che ha trovato nel potere (raggiunto chissà come: sarebbe interessante capire come è stato possibile) una cura per le sue frustrazioni adolescenziali. Il boy scout che nei primi anni '90 - dunque fuori tempo massimo - sognava di essere paninaro. Mentre i ragazzi di allora si innamoravano di Nirvana e Pearl Jam, il diciassettenne Matteo ancora cantava Vamos a la playa. Forse in un sussulto di modernità avrà intonato Non me la menare degli 883. Non deve essere stata facile la giovinezza del giovane Bombetta: probabilmente nel tentativo di piacere a tutti stava sul cazzo a chiunque. Verosimilmente è cresciuto covando comprensibili sentimenti di rivalsa: ora che è arrivato può finalmente prendersi le sue rivincite, liberarsi della bile accumulata in gioventù. Se non fosse che anche a lui è legato il destino degli italiani, si tratterebbe di un caso da manuale sulle conseguenze in età adulta del disagio adolescenziale. Resta la desolante realtà di un uomo che dietro l'immagine di carismatico (sic) decisionista nasconde un vuoto totale di idee e progetti. Quando parlava al telefono con il finto Nichi Vendola de La Zanzara, Fabrizio Barca aveva impietosamente inquadrato la straordinaria pochezza del paffutello di Rignano e dei suoi solerti garzoni: "Non c'è un'idea, soltanto avventurismo. Non essendoci un'idea, siamo agli slogan. Sono preoccupatissimo perché vedo uno sfarinamento veramente impressionante". Sventuratamente gli italiani, per ora, continuano a vedere qualcosa di diverso: l'ennesimo uomo della provvidenza, capace di salvare l'Italia in virtù della sua granitica volontà. Chissà che accadrà quando si renderanno conto che è più friabile di un cono di Grom.