mercoledì 30 aprile 2014

Lo scontrino dei miei genitori

Mia sorella (assieme al suo compagno) e i miei genitori abitano nello stesso condominio, in due appartamenti distinti; per comodità lei e mio padre vanno a fare la spesa assieme ogni sabato mattina all'ipercoop I Portali, qui a Modena. I miei - settantasetteni, lui pensionato Fiat e lei casalinga per tutta la vita - hanno l'abitudine di conservare gli scontrini: questo è relativo all'ultima loro spesa, datata 26 aprile. Gli scontrini delle Coop sono notoriamente chilometrici dunque ho dovuto leggermente piegarlo per poterlo scannerizzare; fortunata Pina Ciriaca Picierno che ieri sera a Ballarò ne ha esibito uno fronte-retro. Non ne avevo mai visti prima ma devo ammettere che sono un bel risparmio di carta. Come si può notare il totale della spesa è di 133 euro; ci sono nove euro relativi a una confezione di maglie, che naturalmente non rientrano nei normali acquisti settimanali. Tolto questo articolo resta un totale di 124 euro, ovvero 62 euro a famiglia per ogni settimana. Sempre a Ballarò la diversamente arguta Picierno ha detto che se si vuole pasteggiare a caviale è ovvio che non si può pretendere di restare entro un budget di spesa da 80 euro quindicinali: ecco, osservando le varie voci dello scontrino si potrà notare che i miei genitori, mia sorella e il suo uomo tendono a nutrirsi di verdura e un po' di carne più che di ostriche e crostacei. Si noterà inoltre che non sono presenti prodotti per la cura della casa o della persona, quindi la spesa non è nemmeno altissima: succede non di rado che il totale settimanale arrivi anche a 150 euro. Insomma, con circa 80 euro ci sta all'incirca la spesa per una settimana. Con buona pace di Pina Ciriaca Picierno alla quale vorrei dare un consiglio (che giro anche agli zelanti ultrà renzini che si affannano a cercare di dimostrare che con 80 euro si può prendere un volo per Londra e andare a fare spesa ai grandi magazzini Harrods): nella vita capita a noi tutti di fare o dire boiate pazzesche. E capita pure di incarognirsi sulla difesa dei propri errori. Ma quando si combatte contro l'evidenza, la realtà oggettiva e si arriva a sguazzare nel ridicolo forse significa che è giunto il momento di ammettere lo sbaglio e chiedere scusa. So che può risultare difficile per Ciriaca Picierno, una che derisa da mezzo web per un suo tweet che recitava "questo gassificatore non S'ADDA fare" non ha trovato migliore giustificazione che scrivere "é una citazione". Ma se lo conceda per una volta un salubre bagno di umiltà, che per essere arroganti servono dei buoni la motivi. E la ex De Mita girl non ne ha mezzo.

mercoledì 23 aprile 2014

La replicante Alessandra Batty Moretti


Ogni volta che Alessandra Moretti prende la parola in qualche trasmissione televisiva, da qualche parte c'è una coscienza politica che entra in coma. La neo-ancella renzina (dopo essere stata diessina, centrista e infine bersaniana) è la nuova grande esponente della vacuità. Ancor più della Picierno o della Boschi, e questo le va riconosciuto. Ascoltatela attentamente: la Moretti parla, parla e ancora parla, sorretta da un'arroganza e una supponenza degne di miglior causa. Degne come minimo di uno straccio di concetto. L'ho guardata ieri sera a Ballarò (lo so, ognuno si fa del male come meglio crede), dove è riuscita a chiacchierare instancabilmente per tutta la trasmissione senza mai dire nulla di concreto. L'azione politica di miss Moretti è imperniata su alcune frasi che manda a memoria in un loop che farebbe schiattare di invidia Robert Fripp: "Leggetevi il decreto legge", "Siete invidiosi perchè finalmente c'è qualcuno che fa le cose", "Vi vedo nervosetti" (sic). Il tutto accompagnato da una presenza e uno sguardo che fanno sembrare umano Rutger Hauer nella parte di Roy Batty, il replicante di Blade Runner. E in effetti pure lei pare un replicante, soltanto un modello meno avanzato tecnologicamente. Più volte incalzata da Peter Gomez e da altri ospiti sulle coperture del Def, Alessandra Batty Moretti continuava a ripetere le solite tre-quattro frasi con le quali è stata programmata. Mancava giusto un sottotitolo: per spiegazioni sulle coperture rivolgersi a un politico. Possibilmente non umanoide. Immagino che nei prossimi mesi, viste le difficili sfide che dovrà affrontare il governo Renzi, la memoria di Batty Moretti sarà sottoposta ad un upgrade che le consenta di arrivare all'esposizione di almeno otto-dieci frasi. Sperando che questo non le provochi un overflow di concetti.

venerdì 4 aprile 2014

Le allegre ancelle di Renzi

Il ministro Boschi: "Le prese di posizione dei professori bloccano le riforme da 30 anni". E io che pensavo che fossero state bloccate da due decenni di instabilità politica, di tentennamenti, di inciuci. Che ingenuo. Queste nuove amazzoni renzine - tanto arroganti quanto incompetenti - come la Boschi, la Madia o la Picierno non hanno alcuna utilità se non quella di ripetere a pappagallo le supercazzole di Matteo da Rignano, il loro leader temporaneo. Sì, perchè prima di diventare le ancelle di Renzi questi giovani virgulti di inconsistenza prestati alla politica sono state uno, nessuno e centomila. Soprattutto nessuno.

Maria Elena Boschi, 33 anni, toscana, genitori di stretta osservanza democristiana. Un'adolescenza tutta casa e parrocchia che la porta, a diciassette anni, ad interpretare la Madonna nel presepe vivente di Laterina, il suo paese. La sua carriera politica comincia soltanto nel 2009: alle primarie fiorentine sostiene la candidatura del dalemiano Michele Ventura contro Renzi. Matteo vince, la Boschi si adegua. Presente su Twitter, lo usa con parsimonia, soprattutto per rilanciare gli slogan del capo; non c'è traccia di tweet che esprimano una parvenza di pensiero personale.


Marianna Madia, classe 1980, quella che quando è stata scelta come ministro per la semplificazione stava guardando Peppa Pig in tv. Nel 2008 Walter Veltroni - grande uomo di cultura ma politico assai poco lungimirante - la candida alle elezioni politiche. Una volta eletta la sua prima dichiarazione è "Porto in dote la mia totale inesperienza". Questo handicap non è mai risultato un problema per la Madia che ha colmato i suoi limiti facendo del paraculismo la sua cifra politica: in cinque anni la Madia è stata veltroniana, dalemiana, bersaniana e infine renziana. E domani è un altro giorno.


Pina Picierno, nata nel 1981, autrice del celebre tweet "Il gassificatore non s'adda fare (poi prontamente cancellato, ma su internet nulla scompare). In parlamento solo Alfano porta gli anni peggio di lei. Cresciuta politicamente nei giovani della Margherita, si è laureata con 110 e lode in Scienze della Comunicazione all'Università di Salerno con una tesi di laurea sul linguaggio politico di Ciriaco De Mita, da lei definito come uno dei suoi miti. Come la Boschi e la Madia, anche la Picierno non è esattamente una renzina della prima ora: inizialmente franceschiniana (ebbene sì, sono esistiti anche i franceschiniani), alle primarie del 2012 sosteneva Bersani riservando a Renzi parole non esattamente affettuose: "Renzi per certi versi è un conservatore. L’equazione giovane uguale sostegno a Renzi è un assunto totalmente falso. L’età non è condizione sufficiente per garantire un rinnovamento pieno dopo 20 anni di berlusconismo. Il mio voto e il mio sostegno è andato a Bersani". Demolito Bersani, anche lei è rimasta folgorata sulla via di Rignano. Ospite ieri sera a Servizio Pubblico, la diversamente giovane Ciriaco girl ha chiarito i motivi del sabotaggio delle quote rosa da parte del Pd, dando prova di petulante ed immotivata spocchia, pari soltanto alla sua totale inettitudine. E' stata a più riprese agevolmente sbertucciata da Marco Travaglio e dalla senatrice del M5S Paola Taverna ma bisogna ammettere che hanno avuto gioco facile: la Picierno è bravissima a smontarsi da sola.

La svanita combriccola delle ancelle renziane è comunque destinata ad arricchirsi di nuove presenze: mentre ultimamente la Bonafè pare perdere posizioni, la Serracchiani si sta dando non poco da fare per entrare a far parte delle favorite di Matteo e ha tutte le carte in regola per riuscire nel suo intento. Il santancheismo ha un futuro anche a "sinistra".