martedì 18 febbraio 2014

La Serracchiani può ancora scusarsi

Durante la puntata di Piazza Pulita andata in onda ieri sera, Debora Serracchiani, a proposito della telefonata del finto Vendola a Fabrizio Barca, si è lasciata andare ad alcune esternazioni tra cui questa: "Ci sono tante persone che si autocandidano". Come dire che in realtà Barca, a caccia di una poltrona, sarebbe stato snobbato da Matteo Renzi. Un'ipotesi bizzarra, oltretutto smentita dal contenuto stesso della telefonata che evidentemente la Serracchiani non ha ascoltato con attenzione o non ha compreso.
Al di là dell'episodio dello scherzo telefonico, l'impressione è che Debora - abituata com'è ai meccanismi che regolano il suo partito - sia convinta che tutti quanti siano mossi dalle convenienze e dall'ambizione. Comprendo che l'esempio dato in questi giorni dal segretario Pd e futuro Presidente del Consiglio possa averla tratta in inganno. E capisco che stare in un partito dove complotti e tradimenti fanno sembrare il Tito Andronico un romanzo di Moccia possa portare a vedere secondi fini nell'agire di chiunque. Ma il mondo, per fortuna, non si ferma al Pd. In giro ci sono tante brave persone che antepongono all'arrivismo altri valori. E Barca, lo si evince chiaramente dalle sue parole durante quella telefonata, è una brava persona. Un uomo perbene che non merita di essere oggetto di certe basse insinuazioni. Capita di sbagliare; durante una diretta televisiva - quando si è messi alle strette - può accadere che la bocca si muova prima che i neuroni assolvano ai loro compiti e quando ci si rende conto di avere sparato una colossale cazzata è ormai troppo tardi. In compenso resta il tempo per chiedere scusa. E la Serracchiani non è ancora fuori tempo massimo per farlo.


venerdì 14 febbraio 2014

Cosa vi aspettavate?

“Una pagina nera della storia del Pd”. Questo è il commento che mi è capitato di leggere più spesso nelle ultime ventiquattro ore tra Twitter e Facebook. Il popolo delle primarie è comprensibilmente addolorato: in meno di due mesi quello che nei sogni di molti doveva rappresentare la riscossa del centrosinistra italiano si è trasformato in un harakiri senza precedenti nella storia politica italiana. A confronto Occhetto era un astuto stratega. Cari elettori del Pd, avete tutta la mia solidarietà, lo dico senza ironia. Però vorrei farvi una domanda: cosa vi aspettavate?
Cosa vi aspettavate da un partito che a soli sedici mesi dalla sua nascita ha messo alla porta il suo fondatore? Cosa vi aspettavate da un partito che in poco più di cinque anni ha cambiato cinque segretari? Quali speranze riponevate in un soggetto politico che in pochi mesi si è frammentato in diciannove (19!) correnti, alcune delle quali meno numerose del circolo Amici della pulce maculata di Pozzolo sul Mincio? (Lo avete mai visto per davvero un fioroniano? Esiste sul serio o ci sono più possibilità di avvistare un alieno rettiliano? Gentiloni farà parte dei gentiloniani? Ne dubito.) Non avete provato alcun imbarazzo a ritrovarvi al governo con una forza guidata da un pregiudicato in attesa di applicazione della sentenza di condanna? 
Sul serio avete visto in Renzi il sol dell’avvenire? E se sì, quando esattamente siete rimasti folgorati dal suo abbacinante bagliore? Quando avete assistito alla sua memorabile partecipazione alla Ruota della Fortuna di Mike Buongiorno? Oppure quando lo avete visto da Maria De Filippi agghindato come il fratello babbeo di Fonzie? Magari siete rimasti affascinati dal suo pantheon, ancora più vasto e arruffato di quello del Jovanotti di Penso Positivo: da De Gasperi a Farinetti, passando per i Righeira. Che poi quando i Righeira dominavano le hit parade – anno 1983 – Renzi aveva otto anni. Anche questo, nella realtà è un grande inganno: il giovane Matteo non è mai stato paninaro, non ha potuto esserlo per evidenti ragioni anagrafiche. Il Renzi diciassettenne sognava i jeans della Uniform e le felpe Best Company canticchiando Vamos a la playa. Immaginava di essere il ganzo della festa, quello che tutte le “sfitinzie” desideravano. La cultura giovanile stava cambiando repentinamente, era arrivato il grunge con i Nirvana e i Pearl Jam ma per lui gli 883, con canzoni come Non me la menare, erano già troppo arditi. Il pantheon di Renzi è come le calze Burlington, quelle a rombi multicolor tanto di moda a metà anni ’80: ha talmente tanti colori che uno che si intona al maglione che indossi lo troverai per forza di cose.

E se Matteo era un male necessario (“Si vince solo con Renzi”), nemmeno il resto del Pd vi creava imbarazzo? Non vi siete mai chiesti come mai in un partito teoricamente – molto teoricamente, pure troppo (cit.) – di centrosinistra facevano strada quasi esclusivamente nomi non esattamente di sinistra? Vi siete presi la briga di spulciare qualche biografia? Quella di Francesco Boccia, ad esempio, consigliere economico di Enrico Letta a fine anni ’90 e iscritto alla Margherita, nonché felice consorte di quel fiore di virtù ed eleganza che è Nunzia De Girolamo. Oppure Paola De Micheli, membro della Direzione provinciale della Democrazia Cristiana di Piacenza nei primi anni ’90, in seguito confluita nel Partito Popolare e poi nella Margherita. O Alessandra Moretti, candidata nel 2007 alle elezioni provinciali di Vicenza in una lista di centro cappeggiata da Giorgio Carollo, ex parlamentare europeo di Forza Italia. E ancora Simona Bonafè (“Nata sotto il segno della Margherita”, come scrive lei stessa in una sua biografia online) o Graziano Delrio, uno degli uomini più fidati di Renzi, anche lui cresciuto politicamente nel Partito Popolare, per non parlare dei vari Franceschini e via dicendo. A leggere questi ed altri trascorsi perfino D’Alema sembra un pochino di sinistra. Un partito dove questa gente è maggioranza e i Civati sono sistematicamente messi nell’angolo (a dire il vero Pippo spesso ci si mette da solo nell’angolo) può essere un partito di centrosinistra? O è centrocentrocentroeunpodisinistrapersalvareleapparenze?

Davvero, cosa vi aspettavate? Perché io continuo a non capirlo. Ma soprattutto: cosa vi aspettate ora?