lunedì 15 dicembre 2014

Venghino signori ladri, venghino

Per certi individui quello della pecunia è un profumo irresistibile. Per il denaro sono disposti a tutto, anche a delinquere. E quando vengono sorpresi con le mani nella marmellata e puniti per le loro marachelle, generalmente con una tirata d'orecchi, non riescono ad imparare la lezione: prima o poi - di solito prima, ovvero al presentarsi di un'occasione favorevole - la loro propensione alla razzia torna prepotentemente a galla, è un impulso irresistibile. Greganti docet. Ed è per questo che non esiste inasprimento delle pene per i reati di corruzione, soprattutto se presentato all'interno di un ddl destinato a sprofondare nelle sabbie mobili parlamentari, che possa minimamente spaventare queste persone a tal punto da trasformarle in austero esempio di rettitudine. I tanto sbandierati provvedimenti anticorruzione non cambieranno nulla: i ladri continueranno a fare i ladri, Renzi continuerà a supercazzolare gli italiani, il ministro della giustizia Orlando continuerà a fare l'uomo di pezza. C'è un solo sistema valido per arginare la corruzione in Italia: fornire ai ladri meno occasioni possibili per rubare. Esattamente il contrario di quanto sta facendo il premier con la sua decisione di presentare la candidatura di Roma per ospitare le Olimpiadi del 2024. Una mossa ingegnosa, proprio quello che serve per ripulire Roma da corrotti, corruttori, malavitosi e politici collusi. Un po' come chiudere Jack lo squartatore in una stanza con una prostituta e pregarlo di mantenere un atteggiamento sobrio. A questo punto, se queste sono le soluzioni che l'esecutivo ha deciso di adottare per combattere il malaffare, aspettiamoci anche una candidatura per i mondiali del 2026, la totale cementificazione del corso del Po per collegare Goro al Monviso, lo spianamento del passo del Turchino per risolvere l'annoso problema della nebbia nella pianura padana (proposto più di trent'anni fa durante un'indimenticabile puntata di Portobello). "Non faremo sconti ai ladri" è stato il gagliardo proclama di Renzi meno di una settimana fa. No, nessuno sconto. Noi si regala direttamente. 

venerdì 12 dicembre 2014

Non fidarsi è meglio

 Quando l'azione politica di un premier poggia le sue fondamenta su promesse spesso e volentieri disattese, è lecito guardare con diffidenza ad ogni suo nuovo annuncio. Con l'ultimo impegno solenne, consegnato alle cronache tramite videomessaggio di berlusconiana memoria il 9 dicembre scorso, Matteo Renzi ha garantito che il suo esecutivo opererà una stretta sul tema - molto sentito dagli italiani in questi giorni di Mafia Capitale - della corruzione, promettendo una serie di misure concrete tra cui l'allungamento del periodo di prescrizione per questo tipo di reato e l'aumento della pena minima da quattro a sei anni. Considerata la particolare serietà della questione, è ragionevole aspettarsi almeno questa volta un intervento concreto e drastico? No. Il Presidente del Consiglio perdoni la diffidenza: dopo mesi di supercazzole sfornate a ritmo quasi quotidiano, la fiducia è un lusso che gli italiani non possono e non devono permettersi. Soprattutto se alcune delle supercazzole hanno già toccato, in più di un'occasione, il tema della corruzione. Se Renzi si limitasse a consegnare i suoi chimerici proclami alla tradizione orale, forse gli sarebbe più facile farli cadere nel dimenticatoio (l'oblio assoluto, in tempi di quarto, quinto e sesto potere - internet - è una pia illusione); ma il bomba, infaticabile cinguettatore, ha eternato i suoi "scribai con cofandina" anche sui social network, specialmente su Twitter dove già nel 2012 assicurava di avere le idee chiare su certi temi:

"#Adesso va votata la legge anti corruzione. #Adesso devono andare a casa i consiglieri regionali del Lazio. #Adesso via tutti i vitalizi." (27/09/2012)

"A @Serv_Pubblico ho detto che per me tre cose da fare subito sono legge corruzione (vera), conflitto interessi e abolizione finanz.partiti." (25/10/2012)

Naturalmente nessuno ha visto alcuna legge sulla corruzione e nemmeno sul conflitto di interessi (per il quale proprio ieri un ddl presentato dal M5S è stato stoppato per l'ennesima volta alla Camera. "Prima le riforme", ha dichiarato il democratico Scalfarotto); Renzi all'epoca era ancora sindaco di Firenze ma, visto tanto ardimento, ci si sarebbe aspettati un pronto intervento sulla questione subito dopo il suo insediamento a Palazzo Chigi. E invece in dieci mesi di governo niente è stato fatto e tanto è stato sbandierato:

"Quello della corruzione è tema centrale. Ma fatti, basta parole." (03/02/2014)

"Combattere corruzione e evasione. Restituire ideale e entusiasmo a impresa per creare posti di lavoro #leopolda5 #italiariparte" (25/10/2014)

"Al #G20Brisbane ho insistito contro corruzione-evasione. In Italia 160 mld (10% pil): fiducia in lavoro di Cantone-Orlandi #lavoltabuona" (15/11/2014)

Cosa ci si può aspettare dunque da Renzi anche in questa occasione? Nulla. Non solo per una questione di provata inaffidabilità pregressa ma anche per le modalità con cui nel presente si è deciso di affrontare il nodo: il governo avrebbe potuto intervenire con un decreto, misura d'emergenza troppe volte adottata immotivatamente ma che proprio questa volta sarebbe stata utile. Si è deciso invece di seguire la strada del disegno di legge: Renzi sa benissimo che in questo modo il percorso del provvedimento - anche qualora il testo licenziato dal Consiglio dei Ministri dovesse essere una volta tanto efficace - sarà lungo e accidentato dovendo passare al vaglio delle due Camere ai cui banchi, com'è noto, siedono numerose anime diversamente candide che faranno di tutto per affossare questa legge. Lo sa eccome, il Bomba. D'altro canto anche questo è il patto del Nazareno: Silvio non va indispettito, e poco importa se questo condanna l'Italia ad affondare sempre più pesantemente nel guano del malaffare. Questa legge s'ha da fare, ma con calma.

venerdì 5 dicembre 2014

Cadono tutti dal pero

Delle attività non propriamente pulite di Salvatore Buzzi - l’uomo delle cooperative e delle mazzette arrestato nell’inchiesta Mondo di Mezzo e considerato il braccio operativo dell'ex terrorista nero, ex membro della Banda della Magliana e numero uno dell’organizzazione criminale decapitata dagli uomini del Ros Massimo Carminati - non sapeva nulla praticamente nessuno negli ambienti politici romani (ma non solo). Cadono tutti dal pero.
Eppure in tanti hanno avuto a che fare con il numero uno della Coop 29 Giugno, a partire dal sindaco capitolino Ignazio Marino che giovedì 4 dicembre - ospite a Otto e Mezzo - dichiarava "non ho mai avuto conversazioni con Salvatore Buzzi", nonostante una foto sul sito della cooperativa lo ritragga in sua compagnia durante una visita alla sede della 29 Giugno. Nessuna conversazione, dice il primo cittadino. Avranno adottato la lingua dei segni.



Cade dal pero anche la neo europarlamentare e fedelissima renziana Simona Bonafè, fotografata insieme a Buzzi durante una visita ad un cantiere appaltato a una delle tante cooperative da lui controllate. 



Dell'immagine che testimonia la presenza del ministro Giuliano Poletti, allora presidente di Legacoop, ad una cena insieme a Buzzi nel 2010 (a cui parteciparono anche l'ex sindaco Alemanno e altri esponenti politici romani, sia di centrodestra che di centrosinistra) è stato detto e scritto abbondantemente. Poletti, in una lettera pubblicata da Repubblica si è così giustificato: "Come presidente di Legacoop ho partecipato sempre alle iniziative ed alle assemblee delle cooperative aderenti (più di 14.000) alle quali venivo invitato. Un giorno farò il conto di quante sono state; sicuramente molte centinaia. Era dunque assolutamente normale che partecipassi alla cena organizzata dalla cooperativa sociale 29 giugno, che aveva per obiettivo il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti e delle persone più deboli". E' normale, non c'è dubbio. Se non fosse che tra gli ospiti di quella cena figurava anche Luciano Casamonica, affiliato all'omonimo clan di origine rumena, il referente di Massimo Carminati alla Romanina, periferia di sud-est della capitale. Buzzi presentava Casamonica come lavoratore della cooperativa; un impiego incredibilmente ben remunerato, viste le auto che poteva permettersi.


Certo, Poletti non era tenuto a conoscere le vicende del Casamonica. Ma quando ci si trova di fronte ad un simile figuro, forse qualche domanda sulla sua presenza sarebbe lecito porsela e porla a chi di dovere (onde evitare confusione: il figuro è quello a sinistra).


Poletti è stato ritratto in una seconda occasione, durante una riunione per la presentazione del bilancio della 29 Giugno, nel 2013. In quella occasione la fotografia fu usata come copertina per il periodico della cooperativa.


A distanza di tre anni, nonostante la bizzarra cena in compagnia del Casamonica, Poletti ancora non aveva sentore di chi fosse realmente Salvatore Buzzi. Ma non era il solo. Cadono tutti dal pero. Cade dal pero il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, e con lui Franco Tumino (altro esponente di Punta di Legacoop), Sveva Belviso (ex Ncd, ora AltraDestra, consigliere comunale a Roma), Daniele Ozzimo (Pd, assessore alla Casa nella giunta Marino, ora dimessosi in quanto indagato), Fabio De Lillo (Ncd, consigliere regionale del Lazio), Massimiliano Smeriglio (Sel, vicepresidente della Regione Lazio), Pino Bongiorno (presidente Legacoopsociali Lazio. "Non potevamo controllare", dice ora), Loredana De Petris (capogruppo dei senatori di Sel, nel 2001 ricevette un finanziamento di 10.000 euro - legale, regolarmente registrato alla Camera - dalla 29 Giugno) e Stefano Venditti (presidente di Legacoop Lazio, anche lui ospite con Poletti alla cena del 2010): in occasione del 25° anniversario della nascita della 29 giugno, la rivista della cooperativa ospitò i loro messaggi di auguri. Affettuose missive nelle quali si testimoniava la vicinanza e la profonda conoscenza della cooperativa. Millantavano? Erano rallegramenti pro forma? L'unica certezza è che oggi tutti prendono le distanze da Salvatore Buzzi. Conoscevano bene la 29 Giugno, eppure nessuno di loro sapeva cosa avvenisse al suo interno. Alti funzionari del mondo cooperativo, presidenti di regione, parlamentari, navigati amministratori locali della capitale: tutti ignari, tutti sorpresi. Tutti caduti dal pero. Speriamo che i magistrati siano meno ingenui.
















giovedì 4 dicembre 2014

Mafia Capitale. Politica Criminale?

"Bisogna chiudere le municipalizzate, ridurle al minimo: pessimi servizi, clientele e, come si è dimostrato a Roma, corruzione. Basta cialtroni che rubano!" E' indignato Ancellino Alfano, forse perchè quei cialtroni balzati all'onore delle cronache grazie all'indagine Mafia Capitale fanno seria concorrenza a quelli presenti nel suo partito, quel Nuovo Centrodestra che tra le sue fila conta più indagati e pregiudicati che parlamentari. Lo sdegno per la nuova inchiesta romana (che, vale la pena ricordarlo è solo all'inizio: non appena qualche viola del pensiero coinvolta nel malaffare aprirà bocca per collaborare con gli inquirenti se ne vedranno delle belle) è comunque bipartisan. Così mentre il democratico Lorenzo Guerini su Twitter cinguetta "dobbiamo dare risposte chiare ai militanti, #Pd è fatto di persone perbene", un insolitamente pensoso Maurizio Gasparri si chiede "perché uno come Carminati potesse continuare ad andare in giro libero dopo il suo passato". Forse dovrebbe domandarlo ad alcuni suoi amici di vecchia data, ad esempio quelli con cui condivideva le lotte politiche ai tempi del Fronte della Gioventù. E se Fabrizio Cicchitto, vista la trasversalità dell'indagine (e per non smarrire l'antica abitudine di fare a gara a chi è più rognoso), ricorda che "nessuna forza politica è certo legittimata ad agitare in questa vicenda la questione morale", il presidente dei senatori Pd Luigi Zanda non manca di notare che "l’intero assetto dell’economia italiana sarebbe molto diverso se non fosse aggredito dalle due grandi voragini della corruzione e dell’evasione che hanno inghiottito un enorme pezzo della ricchezza nazionale". David Ermini, responsabile Giustizia del Pd, la mette giù dura: "La magistratura vada avanti senza guardare in faccia nessuno" e fa presente che "la politica deve lavorare per intervenire ancora prima dei magistrati". E immediatamente la politica si è messa alacremente all'opera per lanciare al paese un chiaro segnale di quelle che sono le sue intenzioni: il Senato ha respinto la richiesta di utilizzo delle intercettazioni che riguardano il senatore Ncd Antonio Azzollini, presidente della commissione Bilancio, indagato nell’inchiesta sugli appalti per il porto di Molfetta (Bari). I no all'autorizzazione sono arrivati dai banchi di Pd, Lega Nord, Forza Italia e, naturalmente, Ncd; a favore della richiesta si sono espressi i senatori di Sel e di quel Movimento che, nell'immaginario di buona parte dei media, costituisce l'unico ostacolo al normale svolgimento della vita democratica e al benessere del nostro paese.

I fatti, quando si tratta di comprendere quali sono i reali obiettivi della classe politica (e non solo), valgono assai più delle parole; anzi, le parole della politica - specialmente oggi - hanno valore pressochè nullo. E se i fatti sono questi, l'unica domanda che resta da porsi è: dove e quando scoppierà il prossimo bubbone? Perchè non ci sono scuse, fantomatiche leggi anticorruzione o foglie di fico come Raffaele Cantone che tengano. Nel nostro paese politica e malaffare vanno a braccetto - in amorosa e complice armonia - da sempre, già dai tempi dell'Italia monarchica; basta ricordare l'arcinoto scandalo della Banca Romana, che travolse il governo Giolitti nel 1893. Non c'è motivo di aspettarsi improvvisi ravvedimenti, lo testimonia il caso Azzolini. E non c'è da stupirsi che nel Corruption Perception Index 2014 di Transparency International l'Italia conquisti il ben poco ragguardevole primato di nazione più corrotta di Europa. Le cronache quotidiane sono il racconto impietoso di un paese governato da una classe politica in larga parte dissoluta, disonesta, indecente. E quei pochi elementi di pulizia che tentano di dare un volto nuovo, pulito alla cosa pubblica subiscono il sistematico attacco da parte di quel potere malato - e dell'informazione ad esso asservita - che per estendere le sue metastasi deve espellere le poche cellule sane che paradossalmente rappresentano un corpo estraneo nel tessuto putrescente del paese. Non è da gufi farsi poche illusioni, prevedere un futuro di ulteriore decadenza (e indecenza) per l'Italia: è un film già visto troppe volte, un libro letto e riletto. E' "la storia che copia la storia, a sua minor gloria". Nulla è cambiato dai tempi di Mani Pulite, quando il faccendiere socialista Adriano Zampini raccontava il suo rapporto con la politica dell'epoca: "Ho sempre considerato i partiti come dei taxi. Salivo, mi facevo portare a destinazione e pagavo la corsa. Insomma, alla fine tanti saluti e amici come prima". I partiti sono ancora dei taxi e pur di non perdere una corsa fanno salire cani e porci. Soprattutto porci, perchè del maiale non si butta via nulla.

domenica 30 novembre 2014

Confuso e felice

Facciamo un passo indietro, esattamente al 20 settembre scorso quando Matteo Renzi, in una lettera indirizzata agli iscritti al Pd, a proposito dell'art. 18 scriveva: "Dobbiamo attirare nuovi investimenti perché senza nuovi investimenti non ci saranno posti di lavoro e aumenteranno i disoccupati". Il senso di questa affermazione è cristallino: secondo Renzi la rimozione dell'articolo 18 (questione che fino a pochi mesi prima considerava marginale, un po' come l'astensione oggi) è propedeutica alla ripresa degli investimenti nel nostro paese e di conseguenza alla lotta contro la disoccupazione. E' una sua opinione.

Torniamo a oggi. In un'intervista a Repubblica il premier invita chi critica il Jobs Act "a rileggersi un intervento di Luciano Lama del '78, allora cambieranno idea". L'intervento a cui si riferisce Renzi è un'intervista rilasciata dall'allora segretario della CGIL ad Eugenio Scalfari; tra i vari passaggi, estremamente interessanti anche a distanza di tanto tempo, quello su cui il leader democratico vuole focalizzare l'attenzione è presumibilmente questo: "C'è un certo numero di aziende che ha un carico di dipendenti eccessivo. Non si tratta di cifre terribili, ma neppure esigue. Siamo nell'ordine di parecchie decine di migliaia di lavoratori. Ciò crea problemi umani e sociali molto gravi, anche perché in Italia lo sviluppo economico è bloccato e i lavoratori che perdono il posto hanno il fondato timore di non trovarne mai più un altro. E poi si tratta quasi sempre do grandi aziende, i cui stabilimenti sono situati in centri urbani importanti: ciò accresce il disagio sociale e politico di queste operazioni. Noi siamo tuttavia convinti che imporre alle aziende quote di manodopera eccedenti sia una politica suicida. L'economia italiana sta piegandosi sulle ginocchia anche a causa di questa politica. Perciò, sebbene nessuno quanto noi si renda conto della difficoltà del problema, riteniamo che le aziende, quando sia accertato il loro stato di crisi, abbiano il diritto di licenziare". Evidentemente Matteo Renzi trova condivisibili le tesi espresse all'epoca da Lama. E' una sua opinione. Ma è in conflitto con quanto affermato a settembre: a chi serve dunque la cancellazione dell'articolo 18? All'Italia per risolvere i problemi di un mercato occupazionale asfittico o alle imprese per avere maggiori possibilità di licenziare? Inoltre il segretario Pd dimentica (o finge di dimenticare) che quelle parole hanno quasi quarant'anni e andrebbero contestualizzate all'Italia dell'epoca, quell'Italia del gettone telefonico da lui sprezzantemente derisa dal palco della Leopolda. Ma che quando gli fa comodo torna moderna ed esemplare. Il nostro Presidente del Consiglio è palesemente confuso: la speranza è che trovi al più presto il modo di curare questa sua schizofrenia di convinzioni. Ne trarranno beneficio sia lui che gli italiani.

venerdì 28 novembre 2014

Promossi. Forse.

Sul sito del nuovo house organ del Partito Democratico, La Repubblica, oggi ci fanno sapere che Renzi e Padoan sono stati premiati per avere svolto in maniera diligente i compiti a casa assegnati dall'Unione Europea.



Certo, servono altri progressi ma è normale; anche quando le cose vanno bene è comunque necessario ambire al miglioramento. Bisogna pensare in grande e darsi una mossa perchè come dice uno degli intellettuali di riferimento del renzismo, Fabio Volo, non siamo fatti per aspettare. Anche Juncker è dalla nostra parte. E poi noi mica siamo cicale come i cugini francesi, costretti a rivedere la loro manovra entro il prossimo marzo.

Va tutto bene dunque, anche se sul Fatto Quotidiano parlano di "via libera con riserva" e sostengono che "se la Commissione Ue ha deciso di non bocciare già ora la Legge di Stabilità dell’Italia per il 2015 è solo per scelta politica e per evitare contestazioni". Ma si sa che Travaglio, Gomez e tutti i loro compari sono avvoltoi che campano di cattive notizie e catastrofismo a prescindere. A dire il vero anche sul Sole 24 Ore scrivono che "Bruxelles chiude un occhio sull'Italia", ma il quotidiano milanese spesso eccede in prudenza. E' risaputo. E comunque anche su Europa e su La Stampa dicono che l'Italia è stata promossa.

E all'estero come raccontano il giudizio dell'Europa sulla nostra manovra? Vediamo un po'.

Wall Street Journal "Le autorità dell'UE hanno messo in guardia la Francia, l'Italia e il Belgio: i loro piani di bilancio per il prossimo anno rischiano di non centrare gli obiettivi fissati dall'Unione".

Bloomberg "Francia e Italia sfuggono alla punizione immediata sui punti deboli nelle loro proposte di bilancio 2015". "La Commissione Europea mette in guardia il presidente francese Francois Hollande e il primo ministro italiano Matteo Renzi: a marzo potrebbero subire delle procedure se non seguiranno gli impegni scritti su taglio del deficit e rilancio economico". "Ho insistito nei miei colloqui con Hollande e Renzi che voglio una tabella di marcia per le riforme", ha detto il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker in un'intervista pubblicata oggi sul quotidiano Le Soir in Belgio: "Non possono essere solo promesse".

Financial Times "La Commissione ha individuato in Francia, Italia e Belgio le nazioni più a rischio di sanzioni. Pierre Moscovici, ex ministro delle finanze francese, che è ora il capo economico della Commissione europea, ha detto che questi paesi dovranno intensificare i loro sforzi di riforma entro marzo".

New York Times "Le autorità UE hanno dato a Belgio, Francia e Italia tre mesi di tempo per portare i loro bilanci in linea con i requisiti richiesti dall'Unione. In una dichiarazione di accompagnamento, la Commissione ha dichiarato che il Belgio, la Francia e l'Italia rischiano di incorrere in sanzioni, ma le autorità di tutti e tre i paesi si sono impegnate ai più alti livelli governativi per mettere in atto nei primi mesi del 2015 revisioni che aiuteranno a puntellare le finanze pubbliche".

Washington Post "L'Unione Europea ha scelto di non sanzionare due delle sue più grandi economie per gli obiettivi finanziari non ancora raggiunti. Darà invece a Francia e Italia tempo fino alla primavera prossima per ripresentarsi con migliori piani per la riduzione del loro debito. Parigi e Roma sono accusate di essere troppo dissolute nei loro progetti di spesa in un momento in cui l'Unione si è espressa favore di una rigorosa austerità come metodo migliore per ottenere un risanamento delle loro finanze".

Delle due, una: o Travaglio è condirettore in tutte queste testate oppure qualcuno, oltre a Renzi, ci sta perculando.

giovedì 27 novembre 2014

Del Grillo e dello struzzo

Ci risiamo: dal suo blog Beppe Grillo mette ai voti l'espulsione dei deputati Massimo Artini e Paola Pinna, rei di non rendicontare da lungo tempo la restituzione di parte del loro stipendio, violando così il codice di comportamento dei parlamentari M5S. "Chi non restituisce parte del proprio stipendio", scrive Grillo, "viola il codice di comportamento dei cittadini parlamentari M5S [...] e tradisce il patto con chi lo ha eletto". Dal canto loro Artini e la Pinna si giustificano sostenendo che i rendiconti sono pubblicati sui loro siti personali. Resta il fatto che, alla luce della scomunica del leader pentastellato, l'esito della consultazione tra gli iscritti al blog pare pressochè scontato, anche se non del tutto: in questa occasione diversi sostenitori del movimento non sembrano allineati al loro leader e la discussione in rete tra favorevoli e contrari all'espulsione si è fatta assai vivace. Perchè se è vero che chi non rispetta le regole deve risponderne, genera più di una perplessità il fatto che Grillo - tra diciannove parlamentari in ritardo con la pubblicazione dei conti - abbia scelto di chiedere proprio l'espulsione di due esponenti che in questi giorni hanno vivacemente criticato le strategie sue e di Gianroberto Casaleggio.
La gestione grillina del post-sconfitta (perchè di sconfitta si tratta, a dispetto delle cifre zelantemente divulgate sul blog dell'ex comico) alle elezioni regionali di domenica scorsa è parsa a molti osservatori a dir poco bizzarra: il tentativo, alquanto maldestro, è stato quello di operare una rimozione del deludente risultato elettorale provando a parlare d'altro, come testimoniato dall'infelice intervista - pubblicata con sospetto tempismo su beppegrillo.it proprio all'indomani della batosta emiliano-calabrese - allo storico Arrigo Petacco a sostegno della tesi che Benito Mussolini non fu responsabile dell'assassinio di Giacomo Matteotti (sic), o dal pretestuoso attacco a Pizzarotti sulla questione dell'inceneritore parmense.
Non pecca certo di diffidenza chi si domanda se anche questo nuovo referendum tra gli iscritti del M5S, che decreterà l'espulsione o la permanenza dei due parlamentari pentastellati, non sia per caso funzionale alla prosecuzione di questa linea dello struzzo.

Può darsi che Artini e la Pinna abbiano davvero disobbedito alle regole del Movimento; è perfino possibile che dietro alle sembianze di "cittadini" seriamente preoccupati per il destino dei 5Stelle si nascondano in realtà degli scaltri Favia reloaded. Ma la questione importante è un'altra: le loro sono analisi fondate. Scrive la Pinna: "Il nostro Movimento perde pezzi, è inutile nasconderlo. Da interpreti della protesta e da unica alternativa credibile a un sistema corrotto e inefficace, dominato da un malaffare lontano dalle istanze dei cittadini, siamo diventati marginali sulla scena politica. Ci siamo auto-condannati all’esclusione rinunciando al nostro ruolo di innovatori, che è stato usurpato da chi oggi inneggia a un 2 a 0 che non c’è". E Artini, in un intervista rilasciata al Fatto Quotidiano: "Dobbiamo farci le giuste domande, ora più che mai chiederci perchè la gente ha preferito restare a casa piuttosto che votare noi nonostante l'onestà e la coerenza che abbiamo dimostrato". La risposta al quesito è scontata: perchè si può essere onesti quanto si vuole, si possono portare le stimmate della coerenza, si può essere l'unica vera forza di opposizione in Parlamento e nel paese. Ma tutti questi sforzi diventano pleonastici se gli italiani non ne sono informati. Il piagnisteo "siamo bravi e specchiati ma non ci capiscono" non funziona. Elijah Muhammad, leader della Nation Of Islam tra gli anni '30 e gli anni '70, sosteneva che "se agli assetati offrirai un bicchiere di acqua impura, la berranno; ma se offrirai loro due bicchieri, uno di acqua impura e uno di acqua pulita, puoi essere certo che sceglieranno quest'ultimo". Se i cittadini sapranno di avere una scelta, se sarà detto loro che nel nostro paese non scorre solo acqua sporca, allora forse sceglieranno il bicchiere limpido. Basta informarli, e l'informazione nell'Italia del 2014 passa ancora in massima parte attraverso gli schermi televisivi. Può piacere o non piacere ma è così. E quando Grillo deciderà di tirare fuori la testa dalla sabbia per guardarsi un po' in giro, forse lo capirà. Ma gli conviene agire velocemente: a fare gli struzzi ci si lascia il culo.

La Repubblica da bancone

Fanno forse paura le foto finto-paparazzate della pizza consumata da Tony Blair a Palazzo Chigi in compagnia del premier bombolero, delle colf Boschi, Madia, Quartapelle, Pini e di maggiordomi fedeli (Filippo Sensi) e d'accatto (Andrea Romano)? Intimorisce qualcuno l'antidiluviana, ampollosa e onanistica prosa sfoggiata da Francesco Merlo per randellare un già abbastanza tafazziano Beppe Grillo? C'è chi si sente minacciato dalle temerarie inchieste sugli accessori donna à la page, dagli editoriali da caminetto di Ezio Mauro, dalle compiaciute celebrazioni dei cantori della rivoluzione docile Lorenzo Jovanotti Cherubini e Alessandro Mannarino (quello che scimmiotta - come può - Piero Ciampi e il Capossela meno ispirato) o dall'esaltazione dei FabioFazioVolo? La risposta naturalmente è no. E forse è per questo che oggi per sfogliare La Repubblica non è più necessario versare il giornaliero obolo in edicola: è sufficiente andare al bar, o dal barbiere. Oppure dall'estetista di fiducia di Alessandra Moretti. Lo troverete buttato lì, tra la Gazzetta dello Sport e l'ultimo numero di Chi. Triste destino per un quotidiano che per lungo tempo ha scosso migliaia di coscienze; oggi, quando va bene, fa scuotere lo shaker mentre si prepara il mojito.

lunedì 24 novembre 2014

Chiacchiere e diversivo: breve missiva per Matteo Renzi


Egregio Presidente Matteo Renzi, mi rendo conto che il suo tempo è prezioso, dunque sarò quanto più conciso possibile. Per cominciare desidero congratularmi con Lei per la brillante vittoria dei candidati del Suo partito alle consultazioni regionali. Lei parla di "vittoria netta" e poco importa che l'affluenza alle urne sia crollata, che la fiducia dei cittadini nella politica si sia sbriciolata; nella mia regione, l'Emilia Romagna, la partecipazione al voto alle consultazioni regionali è passata dal 68% del 2010 al 38% del 23 novembre. A Campogalliano, il paese del neogovernatore Stefano Bonaccini, e a Modena, dove egli ha operato per diversi anni come assessore, il calo è ancora più sensibile rispetto alla media regionale. Forse perchè i suoi compaesani e i modenesi hanno avuto modo di valutare concretamente il suo operato. Presidente, so bene che Lei, nonostante i Suoi quotidiani sforzi per dissimulare la cosa, è una persona intelligente; dunque è certamente conscio del fatto che l'astensione emiliana è figlia di tanti cittadini storicamente schierati con la sinistra che non possono e non vogliono più identificarsi con un partito che Lei, fedele al Suo progetto di rinascita della Balena Bianca, sta snaturando. Lei preferisce dire che quello dell'astensione è "un problema secondario"  e probabilmente ne è davvero convinto: dopotutto se Lei ora si trova a Palazzo Chigi non è certo in virtù di un mandato popolare ma grazie ad un intrigo da prima Repubblica, ordito con la complicità del Presidente Giorgio Napolitano. Il Suo disinteresse per l'agonia della partecipazione popolare è quindi più che comprensibile.


Non voglio abusare oltre della sua pazienza, signor Presidente; lasci solo che Le porga i più sentiti ringraziamenti per non avere dimenticato di rivolgere - anche in questo giorno di festa per Lei ed il Suo partito - l'ennesimo insulto verso quei milioni di insolenti, compreso il sottoscritto, che osano non pensarla come Lei e si permettono addirittura di discutere la Sua azione politica. Devo però segnalarLe che in questo caso l'epiteto non è stato ben calibrato: noi non siamo chiacchiere e diversivo. Noi non siamo come Lei.

Cordiali Saluti.

venerdì 21 novembre 2014

Di koala e Ladylike: la settimana in pillole.

Lo stato (scadente) dell'arte. Durante questa settimana si è capito che:

- Secondo il nostro premier i sindacati sono un covo di fancazzisti che si girano i pollici cercando strampalate scuse per organizzare scioperi. Il fine ultimo sarebbe ovviamente quello di intralciare il lavoro del miglior esecutivo degli ultimi cinque miliardi di anni. Il fatto che questo governo stia demolendo con precisione chirurgica gli ultimi resti del mondo del lavoro è pura coincidenza.

- Matteo Renzi comincia a sperimentare il primo significativo calo di popolarità: personale, dell'esecutivo e del partito che guida. Evidentemente qualche italiano comincia a distinguere la non tanto sottile differenza tra televendite e fatti concreti. O forse non ci sono più le supercazzole di una volta.

- Alessandra Moretti, probabile candidata renzina alla guida della regione veneto, oltre ad essere politicamente sprovveduta, è una donna frivola ed ingiustificatamente tronfia e arrogante. Ma se vi serve una dritta per trovare una brava visagista non esitate e rivolgetevi a lei: è un'autorità in materia. Citofonare Ladylike.

- Tra sindaci di dubbia competenza, politicanti opportunisti e neofascisti arruffapopoli, Roma somiglia sempre di più alla cagna in mezzo ai maiali cantata da Francesco De Gregori.

- C'è una cospicua fetta di italiani che vorrebbe eliminare fisicamente rom, albanesi, neri, nordafricani, cinesi, eccetera. Ma non sono razzisti, sono esasperati.

- In Italia si può finire assassinati tre volte: di lavoro, di ingiustizia, di indecenza.

- I gufi che speravano in una rottura tra Matteo e Silvio si mettano il cuore in pace: il Nazareno è vivo e lotta insieme a noi.

- Nel 2012 in consiglio regionale emiliano-romagnolo bighellonavano diversi individui di dubbia correttezza e sicura inaffidabilità. La buona notizia è che con il nuovo Senato simili cialtroni - che si trovano in ogni consiglio regionale - potranno andare a far danni anche a Roma.

- A dispetto delle apparenze Alfano è ancora Ministro dell'Interno.

- A dispetto delle apparenze Civati ha avviato un percorso per fondare una nuova sinistra.

- I koala sono graziosi ma coltivano amicizie discutibili.

Viva l'estinzione (nostra, non dei koala).

martedì 18 novembre 2014

Brandylike

Ogni volta che la fantesca renzina Alessandra Moretti apre bocca si schiude un'incantata dimensione di vacuità; anche oggi, in una videointervista pubblicata dal sito del Corriere Della Sera, ha dispensato fatuità a piene mani. Anzi, certamente non si esagera asserendo che quella odierna è stata la sua migliore prestazione di sempre. Una performance che difficilmente potrà essere eguagliata. Tra sorrisetti soporiferi e maldestre citazioni musicali, alcuni dei momenti più sublimi meritano di essere sbobinati. Testualmente.

"Accetto questa...accetto questa critica perchè è una critica assolutamente legittima. Mi è stato chiesto di candidarmi alle europee da Matteo Renzi. Beh sì è stata la telefonata della sera del lunedì notte quando Matteo mi chiamò e mi disse <<Guarda Ale, 'nsomma io abbiamo bisogno di te nel nordest>>". (Matteo, un'altra scusa per provarci proprio non la potevi trovare?)

"Si dice che sono quella che può mettere più in difficoltà Zaia, io non posso tirarmi indietro. So che i miei elettori lo capiranno, per la prima volta il veneto è scalabile da parte del Pd è sca...eh cioè". (Gli elettori capiranno sicuramente. Se hanno creduto al patto del Nazareno si possono bere di tutto.)

"Quando tu devi vincere una sfida calcistica importante...eeeh...nella nazionale chi è che mandi? Mandi i migliori. Io non mi sento la migliore, non mi sento, voglio dire, la fatina dalla bacchetta magica che risolve i problemi, attenzione, però credo di essere un'opportunità in questo momento". (Come Fata Turchina invece sarebbe credibile. Sai che coppia col Pinocchio di Rignano?)
"Io credo che questo è il nostro tempo. Io non voglio...eha...acquisire eeh lo stile maschile nel fare politica, voglio avere il mio stile femminile...la cura di me stessa...lala la voglia di essere sempre a posto...eeeh niò questos è un quid in più." (Ecco cosa succede a farsi prestare il quid da Alfano.)

"Alla bellezza...mmmm fa...eeee...notizia e quindi la donna bella deve essere sempre incorniciata in una ehm diciamo così recinto negativo quindi sei bella ma scema mentre la bellezza non è affatto incompatibile con l'intelligenza". (E' vero. Valentina Lodovini, ad esempio, è bellissima e intelligente.)

"Ho deciso per esempio di andare dall'estetista ogni settimana...ogn...cosa faccio dall'estetista? Quasiassi cosa...cioè...quasiassi cosa mi prendo cura di me. Mi faccio le meches, mi faccio la tinta...eeee...poi non entriamo in altri particolari. Vado a correre, accompagno i miei figli di corsa la mattina, loro in bici io di corsa". (Qualsiasi cosa pur di non fare una mazza. Pardon: quasiassi.)

"Sappiano che non ci intimidiscono! Aaanzi, che più fanno così più continueremo ad essere più belle, più eleganti, più curate, più brave, più pronte, più tenaci , più coraggiose". (Brava Moretti, determinazione ci vuole. Piega e ceretta, ancella perfetta.)

E poi la perla tra le perle:

"Perchè il nostro stile di fare politica è uno stile ladylike, cioè uno stile che deve piacere". (Che questo stile preveda che non abbiate una mazza da dire è ovviamente un aspetto secondario, trascurabile. Un effetto collaterale.)

A questo link i più masochisti possono guardare l'intero video. Vale la pena ascoltare fino in fondo il farneticante vaniloquio di questa femmina tristanzuola, misteriosamente convinta di essere un incrocio tra Nilde Iotti e Katy Perry. Ascoltatelo e fatevi due risate. Oppure un pianto. Abbattuti i muri del craxismo e del berlusconismo, la Moretti è ormai proiettata verso il vuoto assoluto; un big rip neuronale dove nulla rimane se non una desolata sterilità mentale, intellettuale ed estetica. Il delirio di una squilibrata. O di un'alticcia. Lo stile brandylike.

lunedì 17 novembre 2014

Vent'anni di naso turato

"E' meglio un sindaco mezzo incompetente onesto o un sindaco mezzo incompetente disonesto? Fatte 'sta domanda e datte 'na risposta". Mi sono imbattuto in questo commento su un social network seguendo un dibattito sul primo cittadino di Roma Ignazio Marino. Ho pensato al quesito, mi sono fatto la domanda e mi sono dato la risposta: è meglio un sindaco competente e onesto. Scontato. Troppo scontato per quei talebani piddini che riescono a raggiungere l'orgasmo mentale soltanto complicandosi l'esistenza. No affliction, no party. Dopo due decenni passati a scegliere il meno peggio tra brodini freddi e sbobbe riscaldate, l'idea che sarebbe più che legittimo pretendere di essere rappresentati da persone capaci nemmeno li sfiora. Mica hanno colpa se si sono dovuti accontentare dei Rutelli, dei Violante, dei Calearo e delle Moretti che negli anni passava l'affollato convento democratico. E invece sì, è colpa loro. Se la sinistra ha sognato con Berlinguer per poi ritrovarsi a gemere ascoltando la Picierno è soprattutto per colpa di chi è andato in gregge a votare candidati impresentabili, di chi non ha avuto il coraggio di gridare "questa gente ve la votate voi". E' colpa di chi ad uno scatto di amor proprio ha preferito una foto con Minniti a una Festa dell'Unità. E' colpa di chi ha votato la peggio fuffa usando come paravento la scusa che "non si può lasciare il paese in mano a Silvio", per poi fingere di non vedere che "gli amanti della stessa donna" stringevano abiette "alleanze matrimoniali". E intanto l'ex Cavaliere il paese se lo prendeva lo stesso. Fino a ritrovarsi nel 2014 a sostenere non uno ma due Berlusconi, i loro patti scellerati e a dirsi che in fondo è per il bene dell'Italia. E poco importa per i miasmi che questa unione esala, tanto è da vent'anni che vivono con il naso turato.

sabato 15 novembre 2014

La Madia, la Gabanelli e quell'intollerabile doppiopesismo.

Il settimanale Chi pubblica una serie di foto della Madia, intenta a mangiarsi un gelato, accompagnate da un titolo infelice e volgare che suscita lo sdegno dell'intero paese, prime pagine su tutti i quotidiani nazionali, ampio spazio sui relativi siti internet, servizi nei telegiornali e nei programmi di approfondimento.
Marco Monari, ex capogruppo Pd in regione Emilia Romagna, durante una conversazione registrata nel 2012 definisce "troia" la giornalista Milena Gabanelli. Ora quella frase, finita tra gli atti dell’inchiesta per peculato della procura della Repubblica di Bologna sui rimborsi dei gruppi del consiglio regionale dell’Emilia Romagna, è stata resa pubblica. Silenzio tombale, ad eccezione del Fatto Quotidiano.

Perchè scrivo queste cose? Così, per tenere in movimento le dita. Perchè ovviamente non c'è nulla di strano e stomachevole in tutto questo. Perchè il silente doppiopesismo dei renziani è normale, perchè il vile accodarsi a questa strategia dell'oblio da parte della stampa, del web, delle televisioni e dell'informazione tutta è normale. Perchè è giusto non deludere le aspettative di chi pensa che in questo paese il quarto e il quinto potere sono una schifezza inumana.

P.S. Il Monari, sempre nelle stesse registrazioni, dice anche altro: "Non posso sapere che cazzo fanno 25 consiglieri regionali dalla mattina alla sera in giro per l’Emilia Romagna, non lo posso sapere e soprattutto non lo voglio sapere." Naturalmente pure questo è assolutamente nella norma. Sono io che ho voglia di scaldare le falangi.

venerdì 14 novembre 2014

Salvini decida se essere piromane o pompiere

Quella che segue è una selezione di garbati commenti ad un post di Matteo Salvini su Facebook; sono stati pubblicati da una frangia particolarmente tollerante di suoi estimatori. Conosco diversi elettori leghisti: uomini e donne perbene, politicamente distanti dal sottoscritto ma certamente dotate di buon senso e certamente non razziste. Persone che certamente non ci tengono ad essere confuse con individui razzisti, verbalmente (almeno per ora) violenti e profondamente ignoranti. In queste settimane la Lega registra un considerevole aumento dei consensi grazie soprattutto al montare dell'ondata anti-immigrazione che sta investendo il nostro paese. La situazione è allarmante, si è già visto che basta una minima scintilla per incendiare gli animi più esagitati a prescindere dalla loro appartenenza politica. Sta a Salvini decidere cosa fare del futuro suo e del suo partita; se essere incosciente agitatore di folle o se dare risposte politiche alla questione immigrazione. Piromane o pompiere? La speranza è che il leader leghista propenda per la seconda possibilità e prenda le distanze da quella parte di potenziale elettorato razzista, fanatico e volgare che lo sostiene. Prendere milioni di voti in un paese in fiamme non serve a nessuno.

P.S. Nella selezione non sono stati inseriti gli originalissimi e assai gettonati "falla nera" e "rimandala in Africa". Se ne contano a centinaia.

P.P.S. Qualcuno obietterà che anche tra la base del M5S c'è una frangia di esaltati e che anche loro andrebbero condannati. Già fatto.)